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Bond periferici sotto pressione

Da una parte l’incertezza sul risultato delle prossime elezioni in Olanda e Francia che ha risvegliato il fantasma dell’implosione della moneta unica, dall’altra la certezza che l’economia dell’area euro è tornata in salute come dimostrano gli indici Pmi pubblicati ieri (vedi articolo nella pagina a fianco). Questi due fattori, uno positivo l’altro negativo, hanno ripercussioni comuni sull’andamento del mercato dei titoli di Stato dell’Eurozona.
La ragione per cui l’incognita politica fa risalire gli spread è legata al rinnovato timore degli investitori che i titoli che hanno in portafoglio vengano ridenominati in valute nazionali come conseguenza della fine del progetto della moneta unica. Timore risvegliato dal fatto che la candidata favorita nei sondaggi al primo turno delle presidenziali francesi (Marine LePen) si è chiaramente espressa per il ritorno alla sovranità monetaria in caso di vittoria. La ragione per cui una notizia, al contrario positiva, come la ripresa dell’economia dell’area euro fa risalire gli spread ha invece a che vedere con le ripercussioni che essa ha sulle scelte di politica monetaria della Bce. Il piano di acquisti di titoli di Stato messo in atto in questi anni (Quantitative easing), che ha contribuito in maniera decisiva a placare le tensioni sugli spread, ha lo scopo di riportare l’inflazione nell’area euro al livello considerato ottimale da statuto: sotto ma vicino al 2 per cento. Questo obiettivo, che fino a qualche anno fa sembrava lontano dall’essere conseguito, ora sembra maggiormente a portata di mano. L’indice dei prezzi al consumo per l’Eurozona a gennaio si è portato infatti per la prima volta da anni su livelli considerati ottimali per la Bca (all’1,8% a gennaio) e una serie di altri indicatori macro, come gli indici Pmi migliori delle attese pubblicati ieri, hanno confermato una tendenza al miglioramento della situazione economica dell’area euro. La deduzione del mercato a questo punto è: visto che il paziente è in via di guarigione la terapia (Quantitative easing) si può ridurre. Se il fattore propulsivo dietro al rally dei titoli di Stato (gli acquisti della Bce) viene a mancare è inevitabile quindi che il mercato decida di vendere i bond governativi facendone risalire i rendimenti. Questo è quello che è successo ieri in una giornata in cui lo spread tra i Bund tedeschi e i BTp italiani è tornato 195 punti. Anche il differenziale tra il decennale francese Oat e il Bund tedesco è risalito chiudendo a 80 punti base mentre lo spread Francia a Germania a due anni ha aggiornato il suo massimo dal 2012 chiudendo a 44 punti base. Ieri un nuovo sondaggio elettorale condotto da Enlabe per la tv BFMTV ha dato in crescita le preferenze per Marine LePen sia per il primo turno che per un eventuale ballottaggio. Nella corsa a due con lo sfidante più probabile, Emmanuel Macron, la leader del Front National avrebbe ridotto sensibilmente le distanze: se in precedenza l’istituto di ricerca aveva stimato una larga affermazione del centrista, dato vincente 63 a 37%, nella sua ultima rilevazione lo scarto si sarebbe ridotto di molto: 59 a 41 per cento.
Se la giornata sul fronte obbligazionario è stata tesa in Borsa è andata decisamente meglio. Gli indici Pmi migliori delle attese hanno favorito gli acquisti sui mercati azionari europei che hanno chiuso tutti in positivo con Milano a +0,34%, Parigi a +0,49%, Madrid a +0,36% e Francoforte, la migliore, in rialzo dell’1,18 per cento. Dalla vittoria di Trump gli investitori hanno mostrato una chiara preferenza per le azioni rispetto ai bond sulla scommessa che la politica economica della nuova amministrazione Usa possa avere effetti «reflattivi». In questo quadro va fotografata la performance di Wall Street che anche ieri ha aggiornato i sui record storici sostenuta dai conti societari migliori delle attese dei colossi del retail Wall-Mart, Macy’s e Home Depot.

Andrea Franceschi

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