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Bond, il no euro vale fino al 7,5%

Giovedì prossimo, il direttivo della Bce comunicherà le decisioni a sostegno di un’economia che in eurozona sta balbettando. A metà agosto, le ipotesi relative a queste decisioni sono state il punto di partenza per un sostanzioso calo dei rendimenti dei titoli governativi, con conseguente rialzo delle loro quotazioni. Ma da mercoledì scorso l’umore è in parte mutato, perché le ipotesi più aggressive hanno lasciato spazio a situazioni più moderate. E il mercato, come sempre accade, ha cambiato volto e, soprattutto, direzione.

Il rendimento del Btp decennale italiano, sceso sotto l’1%, fino a toccare 0,812%, ha ripreso a salire. Identico andamento ha caratterizzato il mercato degli altri titoli di Stato dell’eurozona. Il Btp, in ogni caso, è ancora oggi il titolo di Stato che offre agli investitori un rendimento positivo, ancorché non di gran lunga superiore allo zero. Per cercare remunerazioni significative, la strada è quella tracciata da anni: un’esposizione maggiore al rischio emittente, al rischio valutario, al rischio tassi (durata dell’obbligazione). La tipologia di rischio più generosa si conferma quella valutaria, soprattutto se ci si rivolge a monete di Paesi emergenti, ancorché con scadenza molto ravvicinata.

Affidabilità

Per ridurre la rischiosità complessiva, meglio affidarsi, in questi casi, ad emittenti cui è assegnato il massimo grado di affidabilità. La Banca europea per gli investimenti, Bei, è il debitore non solo più affidabile, ma anche l’emittente che, operando nell’intero globo, può proporre propri prestiti denominati in quasi tutte le monete presenti attualmente nei mercati finanziari. La tabella, naturalmente, propone anche investimenti a bassissimo rischio, ma a contribuzione dell’investimento pressoché nulla. Ne sono un esempio il Btp biennale, l’emissione della Volkswagen e di Banca Imi. Le ultime due con scadenza più lontana, ma denominate in euro e foriere di una rischiosità emittente contenuta.

Qualche rischio in più lo si assume, immettendo in portafoglio i Btp lunghi, causa la durata poco più che decennale e l’obbligazione della Thyssen Krupp assegnataria di un grado di affidabilità di livello basso ( non investment grade). Gradualmente, ci si sposta dalla moneta unica, ma rivolgendosi a valute relativamente forti, per quanto alla solidità del Paese che le monete rappresentano corrisponda, comunque, un’oscillazione nel valore del cambio spesso di valore medio alto. In questo caso si va oltre Atlantico in dollari canadesi e di Washington.

Il vero pezzo forte sono le sette proposte Bei in valute che toccano il continente africano, quello americano, il medio e l’estremo Oriente e la parte orientale del Vecchio continente. La scadenza più ravvicinata è dietro l’angolo, 21 ottobre prossimo. Quella più lontana tra poco meno di undici mesi. Per chi ha poca propensione al rischio, meglio affidarsi agli altri strumenti riportati in tabella.

Osare

Ma chi ama detenere una quota maggiore di rischio e, nel contempo, esporsi a valute non euro, non può che valutare la tipologia di rendimenti teorici che le Bei in rand, lira turca, rupia indiana e indonesiana, real brasiliano, rublo di Mosca e peso messicano propongono. A prezzi di mercato inferiori o di poco superiori alla parità, 100. Con punte di rendimento lordo pari al 7,50%. Al di là della personale propensione al rischio, la quota di patrimonio da destinare a queste tipologie di strumenti andrebbe commisurata con il valore complessivo del capitale di cui si dispone.

Le mosse

Non va sottovalutata la conoscenza dei mercati e gli strumenti di cui si dispone per sfruttare con la massima rapidità le oscillazioni che i rapporti di cambio tra le valute citate e l’euro mostrano quotidianamente. Comprare o vendere valuta, euro compreso se si dispone di monete diverse dall’euro stesso, è possibile in qualsiasi momento della giornata, anche se gli scambi con dollari Usa sono molto più intensi e non vi sono ostacoli alla conclusione di qualsiasi tipo di compravendita.

Nel caso delle valute riportate , diverse dai due dollari americani, gli scambi sono meno intensi, ma complessivamente frequenti e con la presenza di numerosi operatori qualificati.

Angelo Drusiani

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