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Bond, il mercato chiede Italia WeBuild e Acea vanno a segno

Le turbolenze legate alle sorti del Governo Conte e anche il tono forse meno accomodante delle attese tenuto ieri in conferenza stampa dal presidente della Bce, Christine Lagarde, fanno risalire di qualche grado la temperatura dello spread, il clima però attorno ai titoli di Stato italiani e in generale alle obbligazioni del nostro Paese resta favorevole. Lo dimostrano anche i collocamenti di ieri sul mercato primario di Webuild e di Acea: una testimonianza di come la finestra di mercato continui a restare aperta, anche per emittenti non di primissimo piano e dal rating non particolarmente elevato.

Le due operazioni sono di per sé piuttosto differenti l’una dall’altra. Per Webuild si è infatti trattato di un ritorno sul mercato a stretto giro di posta, dopo il bond collocato poco più di un mese fa presso investitori istituzionali: l’ex gruppo Salini Impregilo ha aggiunto titoli per un importo nominale complessivo di 200 milioni di euro ai 550 milioni emessi il 15 dicembre scorso. Lo ha fatto a un prezzo di 102 che, considerando la cedola annua del 5,875%, garantisce un rendimento del 5,39% alla scadenza quinquennale.

L’operazione – che ha visto BofA Securities, Goldman Sachs International, Imi Intesa Sanpaolo, Natixis e UniCredit Bank in qualità di joint lead managers, oltre a Banca Akros, BBVA ed Equita Sim come co-managers – permetterà a Webuild di rifinanziare l’indebitamento esistente del gruppo, di allungarne ulteriormente la durata media a oltre 4 anni, oltre che di ridurre il costo implicito medio dello stesso prestito obbligazionario emesso a dicembre 2020. «Per l’ennesima volta cogliamo favorevoli condizioni del mercato e apprezzamento sul nostro nome e sulle prospettive del settore che si delineano positive per la necessità di tutti i principali stati di investire in infrastrutture anche per il forte impatto prospettico sul Pil che sarà il fattore chiave per la sostenibilità del debito degli Stati nel lungo termine», commenta Massimo Ferrari, general manager di WeBuild.

Per Acea si è invece trattato di un debutto assoluto, almeno quando si considera il fatto che i titoli emessi ieri, per un importo complessivo di 900 milioni, sono green bond. L’operazione – curata in questo caso da Barclays, BBVA, BNP Paribas, Credit Agricole CIB, Citi, Credit Suisse, IMI-Intesa Sanpaolo, MPS Capital Services, Natixis, Société Générale e UniCredit in qualità di Joint Bookrunners – è a sua volta articolata in due serie, nell’ambito del green financing framework recentemente pubblicato e a valere sul programma euro medium term notes (EMTN) da 4 miliardi.

Per la prima, di importo pari a 300 milioni, tasso 0% e scadenza settembre 2025, il prezzo è stato addirittura sopra la pari (100,177), cosa che implica un rendimento negativo (-0,038%), primo caso in Italia per emittenti corporate. La seconda serie di 600 milioni, tasso 0,25% e scadenza luglio 2030 è stata invece collocata a 98,292, per un rendimento a scadenza dello 0,434 per cento. Il fatto che le richieste degli investitori siano stati pari a oltre 7 volte l’ammontare offerto è l’ulteriore riprova del vento che continua a spirare alle spalle dei bond targati Italia.

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