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Bond: la carica degli zero coupon

Vorrei un bund tedesco o un bond americano, ma non lo compro se costa più di 100. Impossibile? Nell’era del fly to quality, dell’ossessiva ricerca della sicurezza, verrebbe da rispondere di sì. Perché le quotazioni dei titoli considerati virtuosi (quelli tedeschi) o inattaccabili (quelli americani) vengono inevitabilmente spinte al rialzo (anche 150) dalla forte domanda. In realtà, a patto di accettare i rendimenti minuscoli che questi titoli offrono comunque, gli appassionati dell’acquisto sotto quota 100 possono cercare (e trovare) i bond «strippati» cioè privati della cedola. La trasformazione in zero coupon spinge infatti il prezzo sotto 100, lasciando invariato il rendimento.
La lista
Titoli governativi tedeschi, francesi, italiani, inglesi e americani (vedi tabella) sono presenti sui mercati con questa formula e scambiati quotidianamente, anche se la loro quotazione non compare nei listini ufficiali. I circuiti alternativi (Sistemi di scambio organizzati o pagine indicative e/o operative di importanti reti che diffondono notizie e prezzi dei mercati) consentono a chiunque di fare acquisti o vendite di questi particolari strumenti. La presenza di emittenti tanto diversi tra di loro, non solo per grado di affidabilità, ma anche per moneta in cui i titoli sono denominati, permette di dar vita ad un comparto del portafoglio destinato, nello stesso tempo, ad investimenti che privilegiano la sicurezza ed in strumenti che mirano alla ricerca di redditività medio alta. L’aspetto fondamentale della strategia è che questi strumenti offrono lo stesso rendimento dei titoli da cui derivano. Molto basso, nel caso di emissioni ad elevato grado di affidabilità: il T-bond Usa 2017 costa 96,54 e rende lo 0,75% lordo, il bund di uguale scadenza costa 97,48 e offre lo 0,50%. La posta del rendimento sale se l’affidabilità è inferiore. Il Btp 2017 costa 77.96 e rende il 4,9%.
La possibilità, molto sentita in questi ultimi tempi, di diversificare il rischio valutario si può inseguire con i titoli denominati in moneta diversa dall’euro. Dollaro Usa e sterlina inglese appartengono allo stesso ceppo anglosassone e, dalla loro, beneficiano di una politica in materia finanziaria molto interessante, perché alle due banche centrali è consentito stampare moneta per evitare che le quotazioni dei titoli governativi soffrano eccessivamente, come accade invece per alcuni Paesi d’area euro dove la Bce non ha questo potere.
Da questa importante regolamentazione discende generalmente un maggiore equilibrio anche per il valore delle monete locali.
Percentuali
A seconda della personale propensione al rischio, la presenza di zero coupon di Stato in valuta estera può arrivare ad una percentuale compresa tra il 10% — per chi teme di non poter seguire con attenzione le oscillazioni dei cambi — e il 30-35%, per chi, al contrario, ama ricercare nelle variazioni del rapporto valutario una redditività superiore. Nulla vieta, naturalmente, di mantenere un portafoglio investito esclusivamente in titoli denominati nella moneta unica. In questo caso, la diversificazione verrà attuata, attribuendo un peso modesto, 15-20%, al BTP «strippato» o assegnandogli una percentuale medio alta, 35-40%. La scelta dipende, come per l’aspetto legato alle monete, dalla propensione al rischio.
Non ultima importante caratteristica è la durata degli strumenti, che si limitano a scadenze quinquennali o decennali. Durate inferiori ai cinque anni avrebbero evidenziato differenze di prezzo, tra i prodotti zero coupon e quelli tradizionali, non particolarmente interessanti.
Scegliere le scadenze più lontane espone ad un maggiore rischio tassi, laddove un rialzo dei rendimenti fosse alle porte. Al tempo stesso, se la strategia è la conservazione degli strumenti fino all’atto del rimborso, il rendimento teorico proposto è più interessante, tenuto conto del grado di rischiosità offerto dai singoli prodotti finanziari.
Pure in questo caso, appare opportuno suddividere il rischio tassi, attribuendo alle scadenze quinquennali e decennali un peso sbilanciato a favore delle prime, se la propensione al rischio è modesta, e a favore delle seconde, se si ama dare un’impostazione più aggressiva al proprio portafoglio.

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