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Bond, in chiaro l’obiettivo-Borsa

Nuove e più agevoli strumentazioni per il finanziamento delle imprese: con queste poche parole può essere riassunta la “filosofia” che ha guidato il legislatore nel riformare (con il Dl 83/2012, il”decreto crescita”, convertito in legge 134/2012) la disciplina delle emissioni obbligazionarie da parte delle società non quotate, affinché anch’esse, mediante l’emissione di bond, possano diventare protagoniste del mercato monetario, dal quale in precedenza erano praticamente escluse, essere così beneficiarie di capitali destinati a investimento di lungo termine.
La situazione di partenza
Per comprendere la novità introdotta dal decreto crescita occorre anzitutto rammentare che, in base all’articolo 2412, comma 1, del Codice civile, la Spa può, di regola, emettere obbligazioni per una somma «complessivamente non eccedente il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato».
Prima del Dl crescita, questo limite quantitativo all’emissione di obbligazioni contenuto nella norma appena riportata, era disapplicabile, ma solamente qualora l’emissione di obbligazioni fosse «effettuata da società con azioni quotate in mercati regolamentati, limitatamente alle obbligazioni destinate a essere quotate negli stessi o in altri mercati regolamentati» (articolo 2412, comma 5). In altri termini, la Spa poteva emettere obbligazioni per un importo eccedente il doppio del suo patrimonio netto al congiunto ricorrere di due presupposti:
l’emissione di obbligazioni fosse effettuata da società con azioni quotate in mercati regolamentati;
si trattasse di obbligazioni destinate a essere quotate in mercati regolamentati.
È chiaro che, con queste limitazioni, una Spa medio piccola di fatto non poteva avere accesso al mercato dei prestiti obbligazionari se non rivolgendosi, in pratica, ai propri soci e comunque per importi assai limitati.
L’intervento legislativo
Di questa situazione ha dunque preso atto il legislatore, che ha voluto imprimere a questa materia una vigorosa svolta: il Dl crescita ha infatti modificato il comma 5 dell’articolo 2412, prevedendo che il limite all’emissione delle obbligazioni, pari al doppio del patrimonio netto, non si applichi «alle emissioni di obbligazioni destinate a essere quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione ovvero di obbligazioni che danno il diritto di acquisire ovvero di sottoscrivere azioni».
Anzitutto, quindi, è scomparso il riferimento al fatto che il superamento del limite del doppio del patrimonio netto fosse riservato alle sole società quotate. Oggi, il limite può essere superato anche dalle emissioni di bond effettuate dalle società non quotate, a condizione che si tratti di obbligazioni “destinate” a essere quotate:
in un mercato regolamentato (l’unico mercato obbligazionario regolamentato italiano è il Mot, gestito da Borsa Italiana);
nei sistemi multilaterali di negoziazione (detti anche Mtf, acronimo di multilateral trading facilities); questi ultimi sono circuiti di negoziazione, gestiti da soggetti privati che permettono l’acquisto e la vendita di strumenti finanziari già quotati presso una o più borse nazionali (in Italia per la negoziazione delle obbligazioni ci si avvale del sistema ExtraMot oppure di ExtraMot Pro, quest’ultimo però riservato ai soli investitori professionali).
In altri termini, il legislatore ha preso atto che era penalizzante condizionare la libertà di emissione di obbligazioni al duplice requisito che si trattasse di società quotate e di obbligazioni destinate alla quotazione, ritenendo sufficiente il “controllo” che il mercato opera sui prestiti obbligazionari per il fatto di essere quotati, senza che più occorra anche la quotazione dell’emittente.
Il Consiglio nazionale
Al riguardo, in uno Studio del Consiglio nazionale del notariato pubblicato ieri (studio n. 143-2014/I), è stato chiarito che:
la «destinazione» alla quotazione deve costituire un elemento chiaro ed essenziale del prestito obbligazionario già al momento della delibera di emissione (eventualmente ponendo la quotazione come condizione per l’emissione delle obbligazioni);
se poi la quotazione non abbia luogo (ovvero le obbligazioni siano oggetto di delisting dopo esser state quotate), si deve ricorrere all’applicazione analogica dell’articolo 2413, comma 2 del Codice civile, per il quale «non possono distribuirsi utili sinché l’ammontare del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili non eguagli la metà dell’ammontare delle obbligazioni in circolazione».
Ancora, secondo il Notariato, sul punto del significato da attribuire all’espressione «mercati regolamentati» e «sistemi multilaterali di negoziazione», e se cioè ci si possa riferire anche a mercati diversi da quelli comunitari, occorre sposare la soluzione restrittiva.

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