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Bond greci, scommessa al buio

di Maximilian Cellino

Rieccoli, sono tornati. I titoli di Stato greci sono di nuovo sul mercato pronti, con i loro rendimenti a doppia cifra, ad attirare banche, investitori istituzionali, e magari anche risparmiatori in cerca del brivido e del colpaccio. Per la verità i bond di Atene sui listini ci sono sempre stati, ma questi sono nuovi di zecca: sono quelli dati in cambio all'adesione allo swap e da ieri sono pure quotati sui mercati regolamentati, a sconto ovviamente.
Le 20 obbligazioni emesse a servizio dell'operazione con cui si sta tentando di tamponare la questione del debito ellenico hanno cedole piuttosto magre (2% annuo fino al 2015 e poi a salire fino al 4,3%), prezzi compresi fra i 22 e i 27 centesimi a seconda della durata e rendimenti a scadenza che oscillano fra il 14 e il 19 per cento. Valori, questi ultimi, inferiori ai titoli con la stessa maturità pre ristrutturazione, ma decrescenti man mano che ci si allontana nel tempo. E non è certo un bel segnale, perché una curva dei tassi decrescente significa che il mercato non ha molta fiducia in una soluzione positiva a breve termine della matassa greca.
Qualcuno che compra, sul mercato, però c'è. «Si tratta soprattutto di investitori istituzionali, probabilmente hedge fund specializzati nelle strategia distressed», osserva Michele de Michelis, responsabile investimenti Frame Asset Management. Professionisti in grado di operare sulle realtà sull'orlo del fallimento (e anche oltre) e in grado di trarne comunque guadagno, dunque. E i privati? «Consiglio ai risparmiatori che sono riusciti finora a evitare la Grecia di continuare a starne alla larga», taglia corto Davide Pasquali, Presidente di Pharus Sicav.
Un parere che potrà forse apparire tranchant, ma che in fondo riflette quello della totalità dei gestori: nonostante lo sconto i bond di Atene restano poco più di una scommessa per il risparmiatore, un rischio eccessivo. «Se proprio si vuole aumentare l'esposizione del portafoglio obbligazionario – aggiunge Pasquali – è sicuramente più opportuno aggiungere titoli corporate che, pur offrendo rendimenti inferiori, sono molto più interessanti». Intendiamoci, non che i vantaggi dei nuovi bond di Atene rispetto ai vecchi manchino. A cominciare dal fattore liquidità: ieri lo scarto medio fra prezzi in acquisto e in vendita (denaro e lettera) variava fra 1,3 e 1,9 punti base, valore non certo indifferente, ma che mostra comunque come su questi titoli il mercato esista.
I titoli ricevuti in concambio, poi, rispondono alla legge britannica e questo offre se non altro agli investitori maggior tutela nei confronti di eventuali futuri colpi di mano del governo greco. Quando però si mettono sulla bilancia, questi elementi non possono certo contrastare gli enormi dubbi che ancora restano sul futuro del paese ellenico. L'operazione di swap ha infatti permesso senza dubbio di prendere tempo ad Atene (e anche all'Europa), che riceverà la sospirata nuova tranche di aiuti, potrà abbattere il debito di 100 miliardi di euro e spalmare il resto del fardello in modo più diluito negli anni.
Ma le incognite sono pesanti come macigni: dal quel debito da riportare al 120% del Pil entro il 2020 in un Paese che non cresce dal 2008, non registra un avanzo primario dal 2006 e per giunta deve sottostare a pesanti misure di austerity. Per proseguire con l'insidia delle nuove elezioni che sono ormai dietro l'angolo e che potrebbero rappresentare un ulteriore ostacolo sul percorso di risanamento. Paradossalmente, invece, ai nuovi bond di Atene potrebbero rimanere fedeli i risparmiatori già incappati nella crisi greca: «Molti avranno probabilmente venduto già ieri – sottolinea de Michelis – ma per chi ha ricevuto i titoli in concambio e ha già registrato una forte perdita sarebbe probabilmente più opportuno mantenere i titoli in portafoglio». In questo caso, più che di scommessa, si tratterebbe di speranza.

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