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Bond europei, sfida dei rendimenti

di Mara Monti

Non sono stati sufficienti l'accordo della Slovacchia per il via libera al fondo salva Stati e il piano del presidente della commissione europea José Manuel Barroso sulla ricapitalizzazione delle banche nell'euro-zona a dare fiducia ai mercati. La frenata del rally dei giorni scorsi ha riproposto i dubbi sui Paesi periferici dell'area euro, in particolare Spagna e Italia sempre più distanti tra loro al punto che il differenziale dei rendimenti dei decennali ha toccato 65 punti base.

Con lo stop di ieri, i mercati sono ripiombati alla dura realtà. Gli spread dei governativi europei si sono pesantemente allargati, facendo emergere nuove debolezze, come il Belgio che a sorpresa si è aggiunto alla lista dei paesi a rischio: ieri il paese dei fiamminghi e dei valloni ha visto schizzare il differenziale sul governativo tedesco di 18 punti base portandolo a 218 sui timori che gli interventi per il salvataggio di Dexia possano mettere a rischio di debito. Il contagio sembra diffondersi con decisione dalla periferia ai paesi core dell'Europa appesi ai destini delle banche che potrebbero costringere i Governo ad aiuti straordinari. Il giudizio negativo dell'agenzia di rating Fitch sulle banche inglesi e i risultati inferiori delle attese di JP Morgan hanno contribuito a mettere sotto pressione mercati già fragili.

L'allarme resta alto sui paesi periferici, in primo luogo su Spagna e Italia che hanno allargato il differenziale sul Bund tedesco di 17 punti base in più rispetto ai livelli di apertura. Nel confronto lo spread dell'Italia continua a battere quello spagnolo arrivato a toccare ieri 372 punti base mentre quello iberico si è fermato a 307. Secondo gli analisti, sull'Italia continuano a pesare le incertezze politiche alla vigilia del voto di fiducia in agenda oggi, aumentando di fatto il premio al rischio del paese che si traduce in un costo aggiuntivo in termini di rendimenti dei titoli di Stato italiani che continunao a trattare su livelli decisamente superiori rispetto agli altri governativi europei. La conferma è giunta ieri dall'asta dei BTp con scadenza a 5 anni, collocato a 5,32% superiore al rendimento del titolo spagnolo di uguale scadenza al 4,01%, ma anche al governativo belga al 3,65%, e soprattutto ai titoli di Stato dei paesi core come quello francese al 2,04% e quello tedesco al'1,25 per cento.

Lo stesso vale per la scadenza del BTp a 10 anni che ieri al collocamento della nuova tranche da parte del Tesoro, è stato prezzato al 5,79%, quando per la stessa scadenza il governativo spagnolo rende il 5,15%, quello francese il 2,67% e quello tedesco l'1,85 per cento. Soltanto i rendimenti dei governativi irlandesi e portoghesi sono scambiati su livelli superiori a quelli italiani, rispettivamente al 7,6% e al 10,9%, a cui si aggiungono i titoli greci poco significativi al 22,1 per cento. Non cambiano i rapporti di forza per i BTp a più lunga scadenza, quello a 15 anni collocato ieri in asta al 6,38%: ancora una volta l'Italia batte la Spagna che vanta un rendimento del 5,7%, quasi il doppio di quello francese al 3,44% e di quello tedesco al 2,88 per cento.

La domanda dei titoli italiani in asta ieri è stata ben sostenuta, mentre voci non confermate indicavano nuovi acquisti della Bce sul secondario di governativi italiani e spagnoli. Il Bund tedesco continua ad essere uno dei pochi porti sicuri in Europa e questo nonostante il taglio delle previsioni di crescita per il 2012 della Germania allo 0,8% dal 2,9% del 2011 per l'impatto della crisi del debito europeo. Un costo che la Germania non vuole pagare come dimostra l'opposizione all'adozione di eurobond riproposti dal commissario Barroso.
 

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