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Bond e azioni per «giocare» l’inflazione

di Vittorio Carlini

Un fantasma si aggira per l'Europa e gli Usa. Uno spettro che agita le notti di banchieri centrali e risparmiatori: l'inflazione. In Eurolandia, secondo Eurostat, i prezzi al consumo a gennaio sono saliti del 2,4 per cento. Sull'intero 2011 le stime di UniCredit indicano il "surriscaldamento" al 2,2%, e poi un raffreddamento nell'anno successivo (+2%). Il tema si replica negli Usa: per Ubs i prezzi al consumo nel 2011 arriveranno all'1,8 per cento. Certo, il dato non è esplosivo: in Vietnam, a febbraio, il rialzo è del 12,3% mentre la Cina, a gennaio, "viaggia" sul 4,6 per cento. Tuttavia, con i fiumi di denaro pompati dalla Fed sul mercato, la preoccupazione esiste. Anche perché l'incendio del Medio Oriente e del Nord Africa, con la tragedia di Tripoli, può spingere in orbita il prezzo del petrolio, provocando inflazione dal lato dell'offerta. Il barile, su quotazioni elevate (molti operatori lo stimano ben oltre i 150 dollari) per uno o due mesi ha un forte impatto sul costo della vita.

Bond e costo della vita

Timori da inflazione, quindi. Che il risparmiatore può affrontare in quale modo? Per chi non ha un portafoglio già strutturato e "gioca" sul reddito fisso: «Una strada è puntare su emissioni corporate a breve, per essere pronti a sfruttare il rialzo dei tassi» risponde Angelo Drusiani, di Albertini Syz. Alla base di questa strategia c'è un'idea precisa: la Bce, o la Fed, a fronte del surriscaldamento dell'economia, non si accontenteranno di lasciar "morire" le politiche espansive straordinarie, bensì metteranno mano al costo del denaro. La previsione sul timing di questa mossa è un azzardo: chi vede la riserva americana agire a fine anno, chi addirittura pensa all'anticipo di Eurotower prima dell'estate. Poco importa. In quel momento, «si dovranno liquidare le posizioni a breve per acquistare duration lunghe». Già, ma fino a quella data quali i bond su cui investire la liquidità? «Le possibilità sono diverse. A titolo di esempio, può guardarsi l'emissione di Mediobanca, 12/12/2011, zero coupon, scambiata (al 23 febbraio, ndr) attorno a 98. Il rendimento netto è di circa 2,1%. Una protezione sufficiente contro l'inflazione».

Protezione che può concretizzarsi anche attraverso i titoli legati al costo della vita. Dice Alessandro Capeccia, gestore di Azimut sgr: «Le opportunità sono diverse. Si potrebbe, per esempio, dare un'occhiata al Btp inflation linked, scadenza 2014, con saggio lordo del 2,15 per cento. È un'emissione in cui sia il capitale sia la cedola sono legati al Cpi, cioè il Consumer price index di Eurolandia».

Obbligazioni legate all'andamento dei prezzi al consumo oppure a cedola variabile: sono questi i titoli suggeriti in ottica anti-inflazione. Utili, peraltro, anche per chi ha già un portafoglio strutturato. «In quest'ipotesi – afferma Maila Bozzetto, esperta di reddito fisso di Imad2 – è sensato ampliare la quota di simili prodotti, perché permettono l'effetto "cuscinetto". Penso, ad esempio, ai Cct Eu. L'emissione in scadenza il 15/12/2015, paga una cedola uguale al rendimento dall'Euribor a 6 mesi (maggiorato dello 0,8%) e tratta sotto la parità». Peraltro, proprio il prezzo dei certificati è la prova che il mercato crede nell'aumento dell'inflazione e, possibilmente, al rialzo dei tassi: «Il Cct Eu 2012 aveva raggiunto un minimo di 96,4; attualmente (22 febbraio, ndr) è scambiato a quota 98,4».

Oltre il reddito fisso

Fin qui il mondo delle obbligazioni. Ma esiste una strategia per le borse? «Sì – risponde Maurizio Milano, responsabile analisi tecnica di Banca Sella – ma per acquistare bisogna attendere la fine dell'attuale correzione. Prendiamo ad esempio l'S&P500: l'indice ha esaurito il rally che l'ha portato a superare quota 1.345. Quando sarà sceso sulle aree di supporto 1.220-1.230, prima, e poi eventualmente 1.165-1.175, allora si può pensare ad acquisti in fasi successive. Certo, l'indice non deve scendere oltre». Anche perché il possibile rialzo dei tassi penalizzerà l'equity. «Non proprio – specifica Capeccia -. Storicamente la fascia di tolleranza delle borse arriva fino a un costo del denaro sul 5 per cento. Peraltro, due altri aspetti rendono appealing l'equity».

Cioè? «In primis, investire in azioni significa acquistare asset reali, le aziende. Che, proprio a causa dell'inflazione, vedono salire il valore nominale di ricavi e margini: a parità di prezzo, i multipli giocoforza miglioreranno. E poi, certi comparti sono "protetti" dal carovita: le aziende in regime di concessione, quali le autostrade, per legge legano i pedaggi al rincaro dei prezzi». Già, i prezzi. Ribaltando i termini della questione, viene da chiedersi: se l'inflazione è spinta anche dalle commodity, perché non puntare sul loro rialzo? «Il mondo delle materie prime – specifica Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroders Italia – è complesso. Per il petrolio che sale, ci sono le soft commodity che scendono. Inoltre, i movimenti dei prezzi sono amplificati dalla domanda finanziaria: il rischio è di rimanere "incastrati" in cambiamenti repentini delle quotazioni, com'è successo di recente con il riso o il mais». «Tuttavia – precisa la Bozzetto – la liquidità in eccesso e la domanda degli emerging market hanno impostato al rialzo sul lungo periodo le materie prime, petrolio compreso. Quindi, ci si può esporre: ma solo in piccola parte e solo attraverso l'Etf che replica l'indice Crb»

 

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