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Bond argentini, proroga di un anno per la task force

Un altro anno di speranza per i detentori dei tango bond. La Task Force Argentina (Tfa), nata nel settembre del 2002 su impulso dell’Abi con l’obiettivo di tutelare gli investitori italiani che avevano puntato sui titoli di Stato del governo di Buenos Aires, ha deciso secondo quanto riportato da Radiocor di prorogare al 31 dicembre 2013 il proprio mandato che sarebbe dovuto giungere a scadenza alla fine di quest’anno. L’associazione, che attraverso un difficile arbitrato sta cercando di recuperare almeno in parte le somme investite dai molti bondholder italiani che hanno rifiutato lo swap proposto dall’Argentina, spera di arrivare a sentenza davanti al tribunale arbitrale dell’Icsid (International centre for settlement of investment disputes) entro fine anno ma, onde non farsi prendere in contropiede dalla lungaggini legali, ha preferito estendere il proprio mandato in modo da poter continuare a fornire assistenza ai circa 60mila obbligazionisti italiani che detengono bond finiti in default per un valore nominale di 1,3 miliardi di dollari.
L’arbitrato è ripartito nella fase di merito a gennaio dopo che l’Argentina ha indicato il suo arbitro, lo spagnolo Santiago Torres Bernardez, in sostituzione di Abi Saab, dimessosi a novembre 2011 e ora dunque si spera che la causa possa proseguire in maniera più spedita. Oltre all’arbitrato non si esclude tuttavia anche la possibilità di un accordo extragiudiziale meno penalizzante dello swap del 2005 che comportò una perdita del valore nominale dei bond del 70%. I detentori di tango bond che non hanno aderito all’offerta hanno sempre detto di voler recuperare il 100% del valore nominale pur rinunciando agli interessi maturati e quindi resta ora da vedere su quale livello si potrebbe trovare un punto di intesa. Da un punto di vista politico, del resto, i segnali che giungono dal governo di Cristina Kirchner non sono dei più incoraggianti vista la recente clamorosa decisione di nazionalizzare il gruppo petrolifero argentino Yfp, controllato dalla spagnola Repsol. La mossa, che ha provocato le vive proteste oltre che della Spagna anche della comunità internazionale, rischia di escludere dal mercato del debito tutte le principali aziende argentine che dunque dovranno cercare finanziamenti sul fronte nazionale.
Ma all’orizzonte vi è anche un altro grosso rischio per il Governo argentino: il 26 marzo 2012, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato l’atto di sospensione della Repubblica Argentina dal Sistema Generalizzato delle Preferenze (SGP) per non avere agito in buona fede con riferimento ai lodi arbitrali emessi dall’Icsid a favore di due società americane, Azurix Corp e Blue Ridge Investments.
Con l’entrata in vigore del provvedimento, previsto entro 60 giorni dalla firma dell’atto di sospensione, l’Argentina diventerebbe il primo Paese sospeso dal programma SGP per il mancato rispetto di lodi arbitrali. Nel 2011, l’11% delle esportazioni argentine verso gli Stati Uniti, per un controvalore di 477 milioni di dollari, ha beneficiato della agevolazione tariffaria determinata dalla appartenenza al SGP. Per l’Argentina dunque è arrivato il momento di giocare con attenzione le proprie carte nella speranza, per i titolari del tango bond, che possa finalmente imboccare la strada giusta.

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