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Bond argentini, banche in salvo

Stop al contenzioso monstre contro le banche: il contratto quadro che ha per oggetto «servizi di investimento» non è nullo se è firmato e solo dal cliente-investitore, e non anche dal funzionario della banca. Lo hanno stabilito le Sezioni Unite civili della Cassazione, con la sentenza n. 898/2017 (presidente Renato Rordorf, relatore Rosa Maria Di Virgilio), mettendo così fine, dopo molti anni, alla complessa vicenda giudiziaria relativa all’acquisto di bond argentini da parte di migliaia di investitori italiani. Molti di loro, infatti, alla fine degli anni 90, avevano perso buona parte dei propri risparmi investiti in obbligazioni del paese sudamericano sottoscritte presso la propria banca. Per cercare di riavere indietro i propri soldi, hanno così avviato dei lunghi contenziosi nei confronti degli istituti di credito eccependo, tra le altre cose, la nullità formale del contratto quadro relativo alla prestazione dei servizi di investimento sottoscritto con la propria banca perché privo della firma del funzionario dell’istituto. Ma i giudici del Palazzaccio hanno deciso di bloccare questa interpretazione affermando, in via definitiva, che l’assenza di quella firma non rende nullo il contratto: «Il requisito della forma scritta del contratto-quadro relativo ai servizi di investimento, disposto dall’articolo 23, del dlgs 24 febbraio 1998 n. 58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) è rispettato ove sia redatto il contratto per iscritto e ne venga consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente la sola sottoscrizione dell’investitore, non necessitando la sottoscrizione anche dell’intermediario, il cui consenso ben si può desumere alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti». «Gli effetti sul contenzioso saranno molto importanti», spiega ad ItaliaOggi l’avvocato Luca Zitiello, fondatore e managing partner dello Studio legale Zitiello Associati, esperto di diritto finanziario. «I risparmiatori ed i loro legali dovranno fare a meno di un’arma micidiale come quella della nullità, che colpisce alla base e crea obblighi restitutori, e dovranno attaccare analiticamente le singole operazioni sulla base del mancato rispetto delle regole di condotta chiedendo il risarcimento del danno, previa dimostrazione dello stesso. Una bella differenza».

Roberto Miliacca

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