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Bombassei-Squinzi, Confindustria sceglie

di Roberto Bagnoli

ROMA — Finirà oggi, con la presentazione alla stampa del vincitore da parte del leader uscente Emma Marcegaglia, la più lunga e aspra battaglia per guidare Confindustria. I 187 membri di giunta, anche se alcuni per motivi personali o professionali potrebbero disertare, saranno chiamati a scegliere con voto segreto tra i due candidati Giorgio Squinzi (69 anni, milanese) e Alberto Bombassei (72, bergamasco). Saranno i «tre saggi» a illustrare i profili e non è escluso un intervento degli interessati per spostare gli indecisi. Secondo quanto emerso dalla consultazione dei saggi, il titolare della Mapei risulta in netto vantaggio, ma la complessa composizione della giunta non rende automatico il conteggio dei voti.
Quindi i giochi sono aperti con colpi di coda mediatici per tenere alto il tasso di adrenalina nel «circo» confindustriale. I bombasseiani hanno sfoderato un sondaggio interno, realizzato da Telecom, nel quale si accredita un sostanziale pareggio di voti. Gli squinziani restano sicuri del forte vantaggio, evitano di entrare in polemica, ma qualcuno fa notare che dalle dichiarazioni dell'ultima ora i Veneti (una ventina di voti circa, quasi tutti per Bombassei) potrebbero astenersi. Comunque vada a finire, i bombasseiani fanno sapere che domani stesso il loro leader raccoglierà i fedeli all'Hotel Radisson di Milano per definire la squadra oppure organizzare l'opposizione. Perché quello che sembra certo è che questa volta le divisioni interne non finiranno a «tarallucci e vino», come nel 2000 dopo la sfida Callieri-D'Amato. L'uscita dalla Fiat di Marchionne dal sistema confindustriale, la minaccia di analoga mossa di Finmeccanica, le inquietudini del Veneto sono tutti segnali che lasciano presagire una resa dei conti lunga, forse irreversibile.
I profili dei due sfidanti, il chimico e il metalmeccanico, alla fine sono molto simili e anche i programmi sono andati verso una convergenza: più radicale quello di Bombassei che è arrivato a proporre una «rifondazione» di Viale Astronomia e una forte modernizzazione dei rapporti sindacali sull'onda di quanto chiesto dal Lingotto; più moderato e sobrio quello di Squinzi, con chiaro invito a guardare all'Europa e convinto che una battaglia sull'articolo 18 non sia tra le priorità del Paese. La convergenza, in questi giorni di trattative sarebbe stata raggiunta almeno sul nome del futuro direttore generale nella persona di Giampiero Massolo.
Ma le differenze ci sono, anche se dietro di loro si muovono schieramenti forse più attratti da logiche interne che dalla voglia di cambiare le regole di fare impresa e vita associativa. In sintesi, dalle dichiarazioni ufficiali, sono con Squinzi: Unindustria di Lazio e Roma, Comitato Mezzogiorno, la maggioranza di Assolombarda, Liguria, Toscana, metà dell'Emilia Romagna, Federchimica, Federmeccanica, Ance, Anie, Anima, Federturismo, Federterme, Federacciai, Federtrasporto, Federarredo e Federlegno. A livello personale, Fedele Confalonieri, Diana Bracco, Mauro Moretti (Ferrovie), Massimo Sarmi (Poste), Fulvio Conti (Enel), e dai past president Marcegaglia, Luigi Abete, Antonio D'Amato e Giorgio Fossa. Probabile, ma non certo, l'appoggio di Paolo Scaroni, la cui Eni in giunta ha due voti diretti e 4 indiretti.
Con Bombassei ci sono il Triveneto, parte di Assolombarda con Varese, Bergamo e Brescia, metà dell'Emilia Romagna con Parma Bologna e Modena, Piemonte e Marche, Ucimu e Federmacchine. A livello personale, Luca Montezemolo, Sergio Marchionne, Carlo De Benedetti, Andrea Merloni, Riccardo Illy, Franco Bernabè (Telecom), Giuseppe Orsi (Finmeccanica).
 

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