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Bombassei “La sfida di Draghi sarà creare altra occupazione Smart working sì, ma ovunque”

Presidente Bombassei, il governo Draghi è composto da 14 ministri che vengono da Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia. C’è il timore che il Sud sia poco rappresentato, condivide questa preoccupazione?
«No, non la condivido, il Sud ha tanti problemi ma non sarà certo dimenticato. Il governo Draghi guarda all’Europa e non fa certo distinzioni geografiche tra Nord e Sud Italia. È una squadra di governo che premia la competenza. Con i fondi europei si potranno sviluppare le infrastrutture, l’ambiente e la tecnologia in tutto il territorio nazionale, un’occasione da non perdere. E spero riusciremo a spendere le risorse europee destinate al Sud che spesso in passato non sono state utilizzate».
Draghi ha chiamato il leghista Giorgetti in un ministero chiave come lo Sviluppo Economico, e Stefano Patuanelli del M5S per guidare l’Agricoltura. Riusciranno a convivere le diverse anime politiche in uno stesso governo?
«Penso di sì, le scelte di Draghi, anche quelle politiche, sono state sagge.
Giorgetti fa parte dell’ala moderata della Lega, è bocconiano ed europeista, mi sento tranquillo.
Patuanelli nel precedente governo ha dimostrato qualità e competenza, è giovane e mi sembra giusto premiare il suo operato».
Per prendere i soldi dell’Europa bisogna fare un Recovery Plan adeguato, e poi rispettare obbiettivi e tempi di attuazione. Il governo Draghi riuscirà dove ha fallito Conte?
«Sono molto fiducioso che Draghi, il più autorevole italiano fuori dai nostri confini, riscriverà il Recovery Plan inserendo progetti realizzabili e finanziabili. Il piano di Conte aveva carenze evidenti frutto anche della conflittualità che indeboliva l’esecutivo».
Per riscrivere il Recovery Plan Draghi ha assoldato due tecnici come Vittorio Colao all’Innovazione e Roberto Cingolani alla Transizione Ecologica. Siamo in buone mani?
«Cingolani lo conosco personalmente e posso assicurare che dove è passato ha lasciato il segno. L’ITT di Genova è una eccellenza internazionale, Brembo ha lavorato con loro. Colao è un manager di prim’ordine, il suo piano conteneva spunti di grande interesse, utili per la ripartenza. Non ne è stato tenuto debito conto, è giusto ora utilizzare la sua esperienza».
L’economia italiana arranca, duramente colpita dalla pandemia. Cosa serve per farla ripartire?
«La manifattura italiana ha continuato a produrre anche durante gli ultimi mesi difficili ed è riuscita a reggere, grazie anche alla domanda di esportazioni. Nel nostro settore, per esempio, le immatricolazioni sono calate massicciamente. L’automotive ha sofferto in tutta Europa ma siamo ripartiti tutti insieme, coscienti di essere indispensabili gli uni agli altri».
Cosa dovrebbe fare il governo per rilanciare l’economia?
«A mio parere il tema centrale è il lavoro, l’occupazione, ovviamente dopo la sanità che oggi è prioritaria.
Occorre fare di tutto per mantenere i posti di lavoro e ne vanno creati di nuovi. I nuovi lavori che stanno emergendo superano, peraltro, le distinzioni per aree geografiche. Si lavorerà spesso da casa ma si dovrà essere nelle condizioni di farlo a Milano e a Catania e anche fuori dalle grandi città».
Il primo passaggio delicato per Draghi sul tema del lavoro sarà il prolungamento o meno del divieto di licenziamento. Secondo lei cosa dovrebbe fare?
«Secondo me non è utile per il paese rimandare il problema, va affrontato, bisogna agire subito. La Cassa integrazione e il reddito di cittadinanza sono dei cerotti, non una cura di lungo periodo. Credo che il governo troverà la soluzione per produrre il minor impatto sociale possibile».
Draghi in uno dei suoi ultimi discorsi ha detto che non si può andare avanti con i sussidi a pioggia e con i ristori ad aziende zombie senza futuro. È d’accordo?
«È un discorso forse duro ma realistico. È inutile continuare a sovvenzionare aziende che non hanno futuro, bisogna indirizzare i fondi e gli investimenti sui settori promettenti e sulle aziende produttive. E ce ne sono tante anche al Sud, che stanno garantendo ottimi risultati».
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