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Bomba ad orologeria sull’Iva

Una bomba a orologeria fiscale nella legge di stabilità 2015. L’Iva aumenterà di tre punti percentuali in tre anni, per quanto riguarda l’aliquota del 10%, e di tre punti e mezzo in tre anni per quella ordinaria del 22% se non si troveranno «provvedimenti normativi che assicurino, integralmente o in parte, gli stessi effetti positivi sui saldi di finanza pubblica attraverso il conseguimento di maggiori entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica», come indica il comma 719. Un’operazione del valore complessivo di 53 mld di euro. La clausola di salvaguardia fa capolino dalla legge che, con l’articolo unico composto di 735 commi frutto del maxiemendamento approvato dal senato, sarà oggi definitivamente varata dalla camera dei deputati ed entrerà in vigore il 1° gennaio prossimo. C’è dunque il rischio che dal 2016 e fino al 2018 il prezzo finale di gran parte dei prodotti acquistati sia composto per quasi un quarto dall’Iva. Ciò accadrà anche nel caso in cui entro il 15 gennaio 2016 il ministero dell’economia non riuscirà a ridurre agevolazioni e detrazioni in modo tale da conseguire un risparmio per l’erario di 3,272 miliardi nel 2016 e di 6,272 miliardi nel 2017. Per evitare la scure Iva, infatti, le due misure, spending review e riordino delle agevolazioni/detrazioni dovranno essere attuate entrambe. Se al 1° gennaio 2016 l’obiettivo non sarà centrato scatterà la clausola di salvaguardia con gli aumenti dell’imposizione indiretta spalmata su tutti i contribuenti, esattamente come previsto dalla legge di stabilità 2014 (147/2013) i cui contenuti sono semplicemente traslati e aggiornati alle nuove scadenze nel testo oggi al varo di Montecitorio. La legge di stabilità mette poi una pezza sterilizzando un’altra clausola di salvaguardia, introdotta dal decreto legge 66/2014, e cioè l’aumento delle accise sui prodotti energetici, elettrici, alcol e sigarette. Vengono infatti accantonati, alla luce del monitoraggio delle maggiori entrate Iva conseguenti al pagamento dei debiti della p.a., risorse pari a 495,7 mln di euro. Tali introiti sono stati destinati in compensazione del minor gettito Iva per il 2014 relativamente al pagamento dei debiti della p.a., 240 mln di euro di entrate a fronte di una stima di 650 mln di euro. Restando infine sempre in tema di aumenti legati all’Iva, non poche polemiche ha suscitato l’aumento dell’aliquota dal 10 al 22% per il pellet di legno. Un ritocco che scalderà le casse dello stato con 96 mln di euro di maggior gettito stimato. Mentre più generosa è la previsione per l’Iva applicata alle strutture ricettive unità di diporto. Per tutto il 2015 potranno usufruire di una aliquota Iva agevolata al 10% al posto di quella ordinaria del 22%.

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