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Bologna a caccia del tesoro dei Ligresti Le indagini degli 007 dell’agenzia Ponzi

Case, terreni, partecipazioni societarie, stipendi, pensioni, rendite. Anche ville di pregio e palazzi storici. C’è di tutto nel dossier sui patrimoni segreti elaborato dall’agenzia di investigazioni private Ponzi per conto dell’Unipol e allegato alla causa di responsabilità da circa 400 milioni di euro di danni avanzata dal commissario straordinario di Fonsai, Matteo Caratozzolo, per conto della compagnia ora confluita nel gruppo Unipol. Danni che — se i 36 personaggi citati a giudizio, dalla famiglia Ligresti agli ex amministratori di Fonsai e di Milano, oltre ad alcune società come Scenari immobiliari o Roland Berger, saranno condannati — il gruppo assicurativo di Bologna intende farsi risarcire. Per questo nei mesi scorsi Unipol ha dato incarico agli 007 privati dell’agenzia milanese di ricercare tutti i beni eventualmente aggredibili in un’azione esecutiva o eventualmente in un sequestro.

Il corposo dossier relativo ai soggetti convenuti è stato consegnato da Ponzi a Unipol già la scorsa primavera ma è stato utilizzato dalla compagnia bolognese solo a ottobre nel corso del lungo esame del tribunale di Milano per decidere sul sequestro cautelare dei beni chiesto da Unipol solo nei confronti di Salvatore, Jonella e Giulia Ligresti e degli ex manager Antonio Talarico e Fausto Marchionni e non invece anche degli altri 31 convenuti a giudizio. La decisione sul sequestro è stata poi accolta lo scorso 20 dicembre dal giudice di Milano Angelo Mambriani, che ha però ridotto la richiesta da 280 a 120 milioni accogliendo alcuni punti degli avvocati dei Ligresti (Marco Benito Salomone e Fabio Schilirò per Jonella, Marco Spolidoro per Giulia, Luca Dambrosio per Salvatore).
Ma proprio il blocco dei beni solo a carico dei tre Ligresti — il figlio Paolo non è stato citato da Unipol perché era più complesso l’iter, essendo residente in Svizzera — e dei due manager è uno dei punti contestati dalla famiglia nel ricorso contro il sequestro (tecnicamente «reclamo»), nonostante — sostengono — sussista la responsabilità solidale di tutti i soggetti citati. La scelta dei legali del gruppo guidato da Carlo Cimbri (l’avvocato Franco Bonelli) di colpire solo i cinque sarebbe stata determinata proprio dalle indagini patrimoniali effettuate sui membri dell’ex board dall’agenzia Ponzi: solo i Ligresti e i due manager avrebbero beni significativi e aggredibili.
Ma così non è per le difese dei Ligresti, che fanno riferimento anch’essi alle indagini di Ponzi per difendersi: «Fra i convenuti vi sono personaggi illustrissimi, titolari di patrimoni immensi» — hanno scritto nei ricorsi presentati il 7 gennaio scorso in vista dell’udienza del tribunale del 13 febbraio prossimo — anche di «centinaia di immobili dislocati su tutto il territorio nazionale» e addirittura «di palazzi storici che figurano nei libri di storia dell’arte destinati ai licei, che da soli garantirebbero ampiamente» le pretese di Unipol. Tanto è vero che l’agenzia investigativa suggerisce di aggredire «anche con misure cautelari» praticamente tutti i soggetti esaminati, visto che dai dossier di Ponzi emergono vari patrimoni importanti. Per esempio: l’avvocato Vincenzo La Russa, ex consigliere di Fonsai, risulta titolare di varie quote societarie, 5 terreni e 18 fabbricati tra villini, case, vigneti e case a Milano e Cortina cointestate alla moglie. Mentre l’avvocato Cosimo Rucellai, anch’egli ex Fonsai, ha la titolarità di ben 68 immobili (41 terreni e 27 fabbricati) tra Firenze, Castiglione della Pescaia, Milano e Campi Bisenzio, mentre la moglie Maria Alberta Biscaretti di Ruffia possiede, fra le altre cose, il 50% di un palazzo «di eminente pregio artistico e storico» di 47 vani a Suno, a due passi da Novara.

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