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Bolloré: su Generali non è ancora finita

di Giuliana Ferraino

MILANO— Le dimissioni del presidente Cesare Geronzi, il 6 aprile, e l’arrivo di Gabriele Galateri, nominato due giorni dopo all’unanimità al suo posto, non sembrano aver chiuso la partita di Trieste. «Voterò il bilancio delle Generali quando giudicherò che i chiarimenti e le informazioni che ho chiesto saranno sufficienti» , afferma Vincent Bolloré, che della compagnia è vicepresidente. E su Mediobanca aggiunge: «Non esco dal patto. Non c’è un prezzo di vendita per le mie azioni, perché considero Mediobanca un asset strategico» . Il consiglio di Piazzetta Cuccia, il primo dopo la svolta di Trieste, si è appena concluso. Ma del Leone non si è parlato, dichiara più di un consigliere uscendo dalla riunione milanese. «Una buona atmosfera, come sempre» , assicura il presidente di Unicredit Dieter Rampl. «E’ tutto calmo. Il clima è buono» , conferma Bolloré. Al centro della discussione sarebbe stata la relazione sull’ispezione di routine, svolta dalla Banca d’Italia nei mesi scorsi, e conclusa senza alcun rilievo. Però dopo la sconfitta di Geronzi, che Bolloré ha sempre sostenuto, anche in contrasto con l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, molti adesso si aspettano conseguenze sugli equilibri della banca d’affari, dove i soci esteri del gruppo C controllano un pacchetto sindacato del 10%(Bolloré ha il 5%con facoltà si salire al 6%), e il patto è in scadenza a fine anno. L’imprenditore francese non ci sta. Le pressioni per l’uscita dei francesi con l’ipotesi di un ingresso delle Fondazioni? «Io sono bretone prima che francese e i bretoni sono perseveranti. Leggo tutti i giorni sui giornali italiani idee fantasiose, ma conservo la mente fredda. Sono un investitore di lungo termine» . Lungo «fino al 17 febbraio 2020» , quando il suo gruppo compirà 200 anni e Bolloré lascerà il timone ai figli. La contrapposizione con Nagel? «Non esiste» . L’uscita di Geronzi? «Cesare era stanco, ha scelto di non combattere più, preferendo fare un passo indietro piuttosto che subire la revoca formale» , dice Bolloré. Che non manca di rallegrarsi per la nomina di Galateri, presidente delle Generali per un anno, perché tecnicamente potrà essere solo l’assemblea dei soci del Leone nel 2012 a ratificare la cooptazione in consiglio. «Lo conosco bene, come presidente di Mediobanca. E’ onesto, trasparente, coraggioso» , dice di lui. E ancora: «E’ un ragazzo simpatico e molto chiaro, che ha fatto una lunga carriera» . Quanto all’ipotesi di alleggerire il patto di Mediobanca, che potrebbe scendere dall’attuale 44%circa al 30%, replica: «Non credo che i soci abbiano interesse a ridurre il peso del patto. Noi non vogliamo scendere. E credo che nessuno voglia uscire. Poi si vedrà. Al momento non è prevista alcuna riunione, ce ne sarà una entro fine anno» . «C’è l’estate di mezzo, e del patto parleremo in autunno» , aggiunge sulla questione il consigliere Tarak Ben Ammar, vicino all’imprenditore bretone e a Silvio Berlusconi. E sconfessa la tesi di una squadra che faccia riferimento al premier nel cda di Mediobanca, dove siedono la figlia Marina Berlusconi e l’amico e socio (in Mediolanum) Ennio Doris. «E’ un political thriller che non esiste» , afferma.

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