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Bolloré pronto a salire in Mediobanca

Torna il tema della quota di Groupama in Mediobanca. Un pacchetto, pari al 4,93%, che era dato in vendita già qualche mese fa, considerato che la compagnia transalpina naviga in cattive acque e ha bisogno di fare cassa. L’emergenza sembrava essere stata tamponata con il rinvio della questione all’anno prossimo, quando comunque scadrà anche il patto di sindacato di Piazzetta Cuccia che vincola il 42,13% del capitale. Ma ieri, uscendo dalla sede della banca d’affari milanese (e prima del consiglio Generali di cui è vice-presidente), Vincent Bolloré ha riposto la questione sul piatto. Per mettere le mani avanti: «Se mai Groupama vorrà uscire da Mediobanca, faremo il nostro dovere. Acquisteremo la quota o la faremo acquistare».
«Come sapete la Financière du Perguet, che noi controlliamo, ha un diritto di prelazione e noi lo faremo valere. Siamo noi che assicuriamo una parte della stabilità del patto con l’11% che deteniamo», ha sottolineato. «Se mai Groupama vorrà uscire – ha spiegato – faremo valere il diritto di prelazione, in base alle regole del patto. O acquisteremo la quota, o la faremo acquistare». Per la precisione, secondo le regole del patto, la prelazione su una quota in uscita l’avrebbero gli altri partecipanti dello stesso gruppo. Nel caso del gruppo C degli investitori internazionali, dopo l’uscita della famiglia Botin, l’unico altro socio è proprio Bolloré, che però ha già raggiunto il tetto massimo del 6% consentito dall’accordo. Tuttavia poichè sono cambiate le disposizioni di Banca d’Italia che consentono di arrivare al 10% del capitale, il finanziere bretone potrebbe cercare di sfruttare in proprio l’opportunità, salvo ottenere necessariamente l’assenso dell’assemblea del patto. Nel qual caso Bollorè diventerebbe il primo singolo azionista di Mediobanca, superando anche UniCredit che detiene l’8,7%. Oppure Bollorè potrebbe cercare un terzo acquirente da associare al gruppo C e anche in questo caso dovrebbe avere l’assenso del sindacato. In teoria si potrebbe pensare anche a uno snellimento del patto, in linea con la politica di aumento del flottante che era stata auspicata dal management dell’istituto, anche se le dichiarazioni di Bollorè sembrano puntare in tutt’altra direzione.
Il finanziere ha tenuto a ricordare che l’investimento in Piazzetta Cuccia è di lunga data e che sarà mantenuto «a lungo termine», «sicuramente fino al 2022, quando avrò settant’anni e mi ritirerò». «Siamo in Mediobanca da oltre dieci anni e siamo nella continuità», ha sottolineato Bolloré, ribadendo quanto detto più volte in passato: «Siamo molto felici del nostro investimento»; «Mediobanca è veramente una grande istituzione italiana che ha ben resistito alla crisi e la sua quotazione in Borsa ha segnato una bella ripresa»; «Nagel e Pagliaro sono dirigenti di grande qualità». Bollorè ha assicurato poi che darà il suo sostegno al presidente e all’amministratore delegato affinchè restino «a lungo» al vertice di Mediobanca.
Intanto anche Ennio Doris, partecipante al patto con una quota del 3,42%, ha parlato di Mediobanca dopo aver svalutato la partecipazione per 66 milioni nei conti di Mediolanum dei primi nove mesi. «Mi aspetto un piano industriale che farà vedere sviluppi migliori di quello che si può prevedere», ha detto Doris che si aspetta miglioramenti anche in Generali col piano al quale sta lavorando il nuovo ceo Mario Greco. «Il rischio più grosso, ovvero quello legato all’esposizione verso Fon-Sai, penso sia ormai superato», ha osservato il patron di Mediolanum, ricordando che Mediobanca ha affrontato la crisi finanziaria meglio di altri istituti, per lo meno «non ha dovuto effettuare aumenti di capitale». Nel consiglio del 20 si inizierà a impostare il lavoro, indicando le criticità di cui tener conto e gli obiettivi di massima, per arrivare a presentare il piano strategico la prossima primavera.

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