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Bolloré lascia il patto Mediobanca Terremoto sull’asse Milano-Trieste

«È in linea con l’evoluzione della banca, una delle tappe di un percorso che porta Mediobanca verso un modello di azionariato coerente con la crescita del business». Così l’ad di Mediobanca Alberto Nagel avrebbe commentato l’uscita di Vincent Bolloré dal patto di sindacato. Una sorpresa per tutti, piovuta senza preavviso, tra gli astanti di un accordo che sembrava destinato ad arrivare alla scadenza naturale di fine 2019. È uscito un “francese”, ma non quello che tutti si aspettavano. È stato infatti il finanziere bretone ad approfittare della finestra per la disdetta anticipata, chiedendo di svincolare dall’accordo il suo 7,86%, e non invece l’UniCredit guidato da Jean Pierre Mustier che per il momento resta al tavolo con una quota dell’8,4% che ne fa in assoluto il primo azionista.
L’assemblea plenaria del patto – che si è riunita ieri in mattinata – ha preso atto delle disdette pervenute (anche quella di Italmobiliare per lo 0,98%) e ha dato mandato al comitato direttivo di «sondare l’interesse dei partecipanti a individuare alternative alla mera decadenza a fine anno dell’attuale accordo». Con l’uscita dei due azionisti, infatti, il capitale vincolato si ridurrebbe al 19,63%, una quota inferiore alla soglia minima del 25%, fissata dall’accordo vigente per mantenere in vita il patto fino a scadenza.
UniCredit non aveva fatto mistero di non considerare strategica la partecipazione in Piazzetta Cuccia, tanto che ci si attendeva la disdetta da parte della banca di piazza Gae Aulenti. Nelle scorse settimane Bolloré, davanti a questa prospettiva, avrebbe mostrato invece disponibilità a mantenere l’impegno per un altro anno anche con un patto ristretto al 20%. A questo punto l’ipotesi del “pattino” resta comunque una possibilità concreta, che presuppone però la partecipazione di UniCredit, senza il quale non si raggiungerebbe una “massa critica” sufficiente.
Ora, dunque, i soci stabili si confronteranno su una formula di patto light, di pura consultazione, che non vincoli la disponibilità delle azioni, per esempio, per darle in prestito o in pegno. Ed entro fine anno, quando decadrà il vecchio accordo, si saprà se i lavori avranno prodotto frutti o se si spedirà in soffitta definitivamente il “salotto buono” di Piazzetta Cuccia.
Bollorè ha motivato l’improvvisa scelta – come spiega un comunicato del presidente del patto Angelo Casò – con «il crescente impegno finanziario del gruppo in Vivendi (la cui quota di possesso è cresciuta in 12 mesi dal 20,6% al 26,2%) e l’obiettivo di utilizzare con maggiore flessibilità» le azioni. Il gruppo Bolloré ha però comunicato l’intenzione di mantenere in portafoglio la partecipazione, seppur al di fuori dell’accordo, esprimendo altresì «soddisfazione per gli eccellenti risultati conseguiti da Mediobanca e il convinto sostegno all’attuale strategia e pieno supporto al suo management».

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