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Bolloré attacca : “Vivendi non controlla Mediaset e Telecom tornerà grande”

Cinque miliardi investiti in Italia e il meglio deve ancora venire. Così Vincent Bolloré e Arnaud de Puyfontaine, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Vivendi, si presentano all’assemblea annuale del colosso dei media. «In Italia è complicato – ammette Bolloré – ma possiamo fare meglio». A chi lo incalza, domandandogli come uscirà dall’impasse che si è creato con l’Agcom che chiede loro di scegliere tra Telecom o Mediaset, il presidente risponde: «Ci hanno detto che controlliamo Mediaset, mentre invece è chiaramente controllata dalla famiglia Berlusconi. Troveremo una soluzione».
Del fronte Telecom, di cui il colosso francese ha il 24% del capitale, parla De Puyfontaine: «Da quando abbiamo investito in Telecom, i risultati sono tornati a crescere. Anche i dati del primo trimestre sono molto positivi e ci aspettiamo un’accelerata in futuro. Vogliamo rendere Telecom “great again”». Nessuna novità invece sulla governance. «Il presidente – ha aggiunto de Puyfontaine – verrà deciso di comune accordo al consiglio che si riunirà il 5 maggio, dopo l’assemblea ».
Qualora dovesse essere scelto lo stesso de Puyfontaine, riceverebbe una buona integrazione al suo attuale stipendio. Nel 2016 il manager francese ha guadagnato 2,34 milioni (cifra a cui vanno aggiunti i 372mila euro percepiti come vice presidente Telecom). Per il 2017 invece, la remunerazione di de Puyfontaine scenderà a 2,1 milioni perché la componente variabile cala da 1,12 milioni a 900 mila euro. Nello stesso anno, l’attuale presidente di Telecom, Giuseppe Recchi, ha guadagnato ben 1,52 milioni, poco meno dell’ad di Vivendi.
Sull’Italia de Puyfontaine è ottimista «Non c’è alcuna battuta d’arresto, abbiamo un procedimento in corso con Mediaset, ma lo risolveremo. Ho incontrato il ministro Calenda che è molto preparato. Abbiamo grandi progetti per Telecom Italia, gli investimenti italiani sono benvenuti in Francia, non dubitiamo che sia viceversa quando i francesi investono in Italia».
Massimo riserbo invece, per i futuri progetti sulla partecipazione Mediaset. «Non ci siamo pentiti di averla acquistata – precisa l’ad francese– e l’abbiamo fatto dopo l’avvio delle cause legali, per accrescere le probabilità di costruire il nostro progetto, che punta sulla convergenza dei contenuti e sulla creazione di una piattaforma europea». Infine l’ad di Vivendi ha precisato che entro i 60 giorni fissati dall’Agcom lo scorso 19 aprile, Vivendi farà avere all’autorità le misure necessarie per risolvere la situazione.
L’assemblea di Vivendi fila liscia in cinque ore, nonostante qualche lamentela. L’affluenza è al 62,9%, di cui la metà è rappresentata dalle azioni del gruppo Bolloré. I soci approvano a maggioranza del 99% il bilancio, del 76% la remunerazione dell’ad de Puyfontaine, al 71% la cooptazione in board del figlio del presidente Yannick Bolloré e all’81% la conferma di Vincent Bolloré al vertice. Qualcuno dalla platea chiede a Bolloré se la cooptazione del figlio Yannick, ad di Havas, sia il preludio per una fusione di Vivendi con il colosso della pubblicità. «Ci sono solo 6 aziende nel mondo come Havas», ricorda Bolloré. «La società cresce, fa utili e la questione non è se il gruppo Bolloré la vuole vendere, ma se Vivendi la vuole comprare, e questo non può deciderlo il gruppo Bolloré da solo». Per l’ad de Puyfontaine, l’operazione ha senso dal punto di vista strategico, ma attualmente non è in agenda.

Sara Bennewitz

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