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Bollo più caro sul dossier titoli

di Giuditta Marvelli

Subito: andrà in onda un ritocco al bollo sul deposito titoli. Domani: arriva l’aliquota unica al 20%per le rendite finanziarie. In estrema sintesi queste sono le novità fiscali per investitori e famiglie. Nel provvedimento che entrerà in vigore tra qualche giorno spunta a sorpresa un ritocco all’imposta di bollo sul dossier titoli, che oggi ammonta a 34,20 euro l’anno per chi possiede valori per più di mille euro. Archiviato invece — con grande sollievo degli intermediari e dei trader grandi e piccoli— il ritorno del fissato bollato sulle transazioni di Borsa. La delega per la riforma fiscale, presentata ieri dal governo, mira a ridisegnare completamente le imposte sui guadagni finanziari, portandole a livelli più simili a quelli del mercato internazionale e anche a quelle attualmente sopportate da chi fa investimenti immobiliari. Un sistema nuovo, tutto da mettere a punto, che farebbe scendere drasticamente il prelievo sui conti correnti (oggi al 27%) e salire un po’ quello su azioni, fondi e altri strumenti finanziari (oggi al 12,5%). Con la promessa di sconti interessanti, però, a chi investe con obiettivi di lungo termine utilizzando conti «appositamente istituiti» . E i titoli di Stato? Il governo li ha chiamati fuori. Anche inseguendo il progetto dell’aliquota unica, Bot e Btp, secondo quanto è stato definito finora, continuerebbero a pagare le tasse sui rendimenti alla stessa aliquota di oggi, pari al 12,5%. Per chi possiede invece gestioni patrimoniali, fondi, azioni e qualunque strumento offra «reddito da capitale» la delega del governo parla di un livello unico che può salire dall’attuale 12,5%(una delle aliquote più basse d’Europa) fino al 20%. Il 20%quindi è un tetto massimo, che potrebbe anche non essere raggiunto. Il provvedimento, però, oltre ai titoli di Stato, chiama fuori «piani di risparmio» , fondi pensione e forme di assistenza socio-sanitaria complementare, a cui si promettono aliquote inferiori al fatidico 20%. La previdenza complementare— che già oggi gode di una tassazione agevolata inferiore al 12,5%e nonostante questo fatica a decollare — continuerebbe quindi ad avere un fisco di riguardo. I piani di risparmio a lungo termine, invece, per l’Italia sarebbero una novità. Non a caso nel provvedimento si fa riferimento a conti «appositamente istituiti» . Di che cosa si tratta? Strada facendo si chiarirà. In Francia, negli Stati Uniti e in Inghilterra, per esempio, esistono conti agevolati dove è possibile investire in fondi o in altri strumenti finanziari, impegnandosi a mantenere la soglia del patrimonio immutata per periodi sufficientemente lunghi (cinque, dieci anni), in cambio di un’imposta vantaggiosa. Se l’idea è questa, la riforma spingerebbe per agevolare investimenti privati a lungo termine, una sorta di ulteriore «gamba» previdenziale che non avrebbe però i pesanti vincoli di partecipazione imposti dai fondi pensione. Tutte queste novità non sono però dietro l’angolo: c’è un cammino legislativo da fare che dovrà riempire la cornice disegnata dal governo. E non mancheranno, pare, eventuali norme transitorie. Per regolare senza eccessivi traumi la staffetta tra vecchio e nuovo.
 

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