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Bollette, in vista nuove regole sulle morosità

Si completerà con una nuova delibera dell’Autorità dell’energia, delle reti e dell’ambiente (Arera), delibera ora in fase di consultazione pubblica, il percorso per ricuperare attraverso le bollette dei consumatori i mancati pagamenti delle parti parafiscali delle bollette elettriche attribuiti anche al fenomeno serissimo delle morosità di molti consumatori.
Ai clienti che non pagano le fatture elettriche erano state attribuite le crisi di alcune aziende di vendita del chilowattora sul mercato libero, a cominciare da quell’Esperia che tre anni fa venne schiacciata tra l’incudine dei clienti che non pagavano e il martello dell’obbligo di saldare comunque le parti fiscali e parafiscali fatturate a vuoto. A motivi simili era stata attribuita la difficoltà commerciale di altre aziende in crisi sul mercato libero.
La delibera già emanata «riguarda solo una particolare casistica, limitata numericamente, e solo una parte degli oneri generali di sistema previsti per legge», specifica l’Autorità. «In particolare, il riconoscimento individuato dall’Autorità per i soli distributori è parziale e attiene ai soli oneri generali di sistema già da loro versati ma non incassati da quei venditori con cui, a fronte della inadempienza di questi ultimi, i distributori hanno interrotto il relativo contratto di trasporto di energia, di fatto sospendendo così a tali soggetti la possibilità di operare nel mercato dell’energia».
Dopo una serie di sentenze, l’Autorità dell’energia Arera ha dovuto ripartire sulle bollette di tutti i clienti elettrici i costi del canone radiotelevisivo non pagati dai clienti morosi; nelle settimane scorse ha dovuto occuparsi di altre parti parafiscali della bolletta il cui costo era stato stimato in 200-250 milioni.
Restano ancora scoperte altre voci non ancora reintegrate e gran parte dello sconquasso che sul mercato libero dell’energia genera il fenomeno della morosità, stimato superiore al miliardo.
Imbufalite diverse associazioni dei consumatori, come l’Unione nazionale consumatori («Un incentivo per non perseguire i furbetti del quartierino»).
Nel frattempo si è interrotta la risalita graduale dei consumi elettrici che aveva accompagnato le indicazioni di ripresa economica e produttiva: in gennaio — ha rilevato ieri Terna, la società dell’alta tensione — la domanda di elettricità è crollata del 2,8% rispetto al gennaio 2017, scendendo a un consumo di 27,5 miliardi di chilowattora. Ma pare trattarsi soprattutto della conseguenza del clima quest’anno più mite, con temperature in media più calde di 4 gradi, che ha richiesto meno fabbisogno per il riscaldamento domestico e industriale. La discesa è più accentuata nel Mezzogiorno (-6%) e appena percettibile in Alta Italia (-0,8%). In crescita fortissima le importazioni di chilowattora (+259,5% il saldo estero), costante la produzione da fonti energetiche rinnovabili (+0,6%) e in caduta ripida la produzione delle centrali termoelettriche (-19,8%) rispetto al gennaio 2017.

Jacopo Giliberto

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