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Bollette telefono faro dell’AgCom su recesso e comunicazioni

Il Garante per le Comunicazioni ( l’AgCom) sta passando ai raggi X i siti delle nostre società telefoniche. Si chiede – il Garante – se queste società informino i clienti in modo corretto sul ritorno alle 12 bollette nell’anno, invece delle 13 che ci sono state imposte in modo illegittimo. I dubbi ci sono. Punto primo: i negozi.
Alcune società telefoniche che torneranno malvolentieri alle 12 bollette a partire da marzo o aprile – sono già uscite allo scoperto. Stanno rivelando ai clienti che dovranno sopportare aumenti dell’8,6 per cento, sempre nell’anno. L’aumento segna una « modifica delle condizioni contrattuali » per volontà unilaterale delle società. Per questo i clienti – investiti da quest’aumento unilaterale e forte – maturano il «diritto di recedere » . Possono abbandonare la società telefonica «senza penali». Tutto tranquillo? Non proprio. I tecnici del Garante hanno ben presente che cosa stabilisce l’ultima legge sulla Concorrenza, a proposito di recesso. Questa legge – la numero 124 del 2017 – al comma 41 prevede che il cliente possa andare via percorrendo la stessa strada che ha fatto per entrare. Se si è legato a una società in un negozio, deve poter andare via in un qualsiasi negozio della società. Il Garante sospetta, a un primo esame, che non tutte le società diano la possibilità di recedere nei negozi oppure nei punti vendita dei supermercati. Su questo, sono partiti primi serrati controlli.
Altra criticità: la doppia comunicazione. Le delibere del Garante (la 495 e la 496 del 2017) impongono alle società di dare ai clienti due distinte comunicazioni. In una prima, la società deve informare gli utenti che tornerà alle 12 bollette (almeno due mesi prima che la cosa avvenga). In una seconda comunicazione, darà notizia degli aumenti tariffari (se vuole farli, ovvio). Ora, i tecnici del Garante valutano se qualche società ha preso la scorciatoia di una sola comunicazione. Fare una sola comunicazione – torniamo alle 12 bollette, e per questo aumentiamo i prezzi – non è il massimo. Intanto viola le due delibere del 2017. Soprattutto rappresenta un colpo sotto la cintura sia al Garante sia al governo, che si sono battuti contro le 13 bollette nell’anno. In sostanza qualche società telefonica cerca di giustificare i forti aumenti con il ritorno alle 12 bollette, quasi per scaricare la colpa della stangata tariffaria sul Garante e sul governo. La mossa è stata notata anche al ministero dello Sviluppo Economico.
Altra criticità: i tempi. Il Codice delle Comunicazioni, dove sono elencate tutte le regole del gioco per la telefonia e la tv, su una cosa è molto chiaro. Siamo all’articolo 70, comma 4. Se l’aumento tariffario scatta – supponiamo – il 5 aprile, allora il cliente avrà un mese di tempo per recedere e andare via. Il mese di tempo scatterà il 6 marzo. Tutto tranquillo? Non esattamente. Il Garante sta accertando se qualche società telefonica permetta il recesso – per un mese, certo – ma solo a partire dalla data di inizio degli aumenti. Questa soluzione sarebbe anch’essa irregolare.
Che cosa succederà adesso è difficile dire. Negli uffici del Garante, qualcuno vorrebbe diffidare le società che stanno camminando fuori dal seminato. Al momento però prevale una linea di dialogo. Si punta a convincere le società a perfezionare la loro comunicazione perché sia più leale e trasparente.

Aldo Fontanarosa

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