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Bollette luce: l’addio alla tutela viene rinviato di due anni, al 2022

ROMA Ormai sta diventando un appuntamento fisso di fine anno. Per la quinta volta viene rimandata la fine del mercato tutelato dell’energia, che doveva sparire a luglio del prossimo anno e invece resterà in piedi fino al primo gennaio del 2022. Ancora per due anni, quindi, i clienti domestici potranno continuare a pagare la bolletta della luce con le tariffe definite interamente dall’Arera, l’autorità dell’energia. E mettersi al riparo dalle fluttuazioni del mercato libero, in cui la stessa Autorità fissa solo una parte della tariffa. È una delle ultime novità del disegno di legge di Bilancio, che ieri ha avuto il suo primo ok da parte della commissione Bilancio del Senato, dopo una seduta fiume durata 14 ore. Il dibattito in Aula è già cominciato ma nel vivo si entrerà solo lunedì quando il governo metterà la fiducia, e altre modifiche sono possibili. Poi il testo passerà alla Camera che però non avrà tempo per cambiarlo, visto che mancheranno due settimane alla fine dell’anno, ultima scadenza per approvare la manovra ed evitare l’esercizio provvisorio. Una blindatura che però fa protestare l’opposizione, che parla di «umiliazione del bicameralismo». E mugugnare anche il gruppo del Pd alla Camera. Ma nella versione approvata ieri ci sono anche altre importanti novità.

Un emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle apre alla liberalizzazione del commercio per la canapa industriale. Stabilisce che tutte le parti della canapa potranno essere commercializzate a patto che abbiano un livello di Thc, il principio attivo chiamato tetraidrocannabinolo, al di sotto dello 0,5%. E dietro il pagamento di un’accisa, lo stesso meccanismo applicato agli alcolici. La legge oggi in vigore disciplina solo la coltivazione ma non la vendita. E indica una soglia di tolleranza vaga, compresa tra lo 0,2% e lo 0,6%.

Fa discutere il bonus per l’acquisto del latte artificiale per le mamme che non possono allattare, 400 euro fino al sesto mese di vita del neonato. Il presidente dell’Associazione culturale pediatri Federica Zanetto dice che questa misura «innalza il rischio di diminuire la diffusione dell’allattamento al seno, va contro le indicazioni di tutte le società scientifiche e dell’Organizzazione mondiale della sanità». Intanto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri quantifica in «fino a 3 mila euro» i vantaggi che derivano dalle misure della manovra per le famiglie che hanno un figlio all’asilo nido.

È stata ritoccata più volte, questa dovrebbe essere la versione definitiva. La tassa sulla plastica, che partirà a luglio, viene limata ancora un po’ e scende da 50 a 45 centesimi al chilo. Si applicherà anche al tetrapack, il cartone usato per il latte e i succhi di frutta. La sugar tax, invece, resta di 10 centesimi al litro ma slitta al primo ottobre. Per compensare il calo di gettito causato da questi due rinvii, dal primo marzo aumenta la cosiddetta tassa sulla fortuna, cioè sulle scommesse: per le vincite oltre i 200 euro il prelievo sale al 20%.

Asili nido

Il bonus latte in polvere Il ministro del Tesoro, Gualtieri: asili nido, fino a 3 mila euro a famiglia

C’è un altro aumento delle tasse che potrebbero arrivare in futuro, cioè delle clausole di salvaguardia inserite per garantire la tenuta dei conti. Salgono ancora le accise sulla benzina sia nel 2021, di 303 milioni di euro, sia nel 2022, di 651 milioni. Soldi che andranno trovati nelle prossime due manovre, se si vorranno evitare gli aumenti. Confermato che le nuove regole sulle auto aziendali partiranno dal luglio e riguarderanno solo le nuove immatricolazioni. Il prelievo sarà più vantaggioso per le auto ibride, elettriche o poco inquinanti mentre diventerà più caro per quelle con un alto livello di emissioni. Il gettito per lo Stato sarà comunque pari a zero.

Nessuna richiesta di risarcimento sarà più a carico degli orfani di femminicidio, né minorenni né maggiorenni «non economicamente autosufficienti» e purché «estranei» ai delitti in famiglia. La norma introdotta parte dal caso delle due sorelle di Massa Carrara, di cui si è parlato in questi giorni, e che aveva portato all’intervento del Capo dello Stato.

Il no di Confindustria
I presidenti delle Confindustria regionali di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, intanto, si schierano contro il decreto fiscale, che accompagna la manovra. E in particolare contro la confisca allargata che porterebbe, «senza alcuna sentenza neppure di primo grado, al blocco dei conti correnti aziendali e dunque al blocco sine die delle attività ordinarie delle imprese, dal pagamento degli stipendi ai fornitori».

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