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Bollette, gli operatori rischiano una multa fino al 10% del fatturato

Quello appena trascorso è stato un tranquillo giovedì di paura per le società della telefonia e di Internet, che ora rischiano una multa fino al 10% del loro fatturato. L’Antitrust ha poteri di sanzione enormi quando scopre un accordo segreto tra aziende che dovrebbero combattersi; se verifica cioè che è stato fatto un accordo a danno della competizione e degli utenti.
Telecom, Vodafone, WindTre e Fastweb, secondo l’Autorità per la Concorrenza che ieri ha inviato la Guardia di Finanza a perquisire le loro sedi, avrebbero fatto esattamente questo. Prima di rinunciare alla fatturazione a 28 giorni e annunciare il ritorno alla bolletta mensile, incalzate dal Garante per le Comunicazioni ( l’AgCom) e dal Parlamento, avrebbero firmato una «intesa restrittiva della concorrenza nella forma della pratica concordata ». In sostanza, le quattro società si sarebbero accordate per imporre ai loro clienti – insieme un aumento tariffario annuo dell’ 8,6%. In questo schema, le famiglie dovevano pagare lo stesso esborso annuo nel passaggio dalla bolletta ogni 28 giorni (modello ormai vietato) alla bolletta mensile, con aumenti uguali nell’entità per ogni società. Oltre al presunto illecito, l’Antitrust individua anche il movente. Le quattro società – scrive – erano sottoposte a uno « choc esogeno». Il governo e il Parlamento con l’ultima legge di Bilancio, e l’AgCom con la sua multa del 23 dicembre 2017 le obbligavano a ripristinare la bolletta mensile. Ora, se una sola società avesse rinunciato agli aumenti annui dell’ 8,6%, avrebbe strappato migliaia di clienti alle altre. Proprio per evitare emorragie, sarebbe stato sottoscritto il patto a quattro, « alterando le dinamiche competitive».
Ma l’Antitrust accende un faro anche sul luogo teatro dell’intesa che sospetta illegittima. Il coordinamento sarebbe stato deciso nella sede di Asstel, che è l’associazione della Confindustria cui fanno capo tutte le società della telefonia. Incontri regolari in Asstel avrebbero cementato un’alleanza in particolare tra Telecom, Vodafone e WindTre. Non a caso, gli ispettori dell’Antitrust, spalleggiati dai finanzieri del Nucleo speciale, hanno bussato ieri anche alla porta di Asstel per sequestrare documenti e visionare computer, e non solo alle sedi dei quattro operatori. Asstel – che annuncia massima collaborazione con l’Antitrust – nega di avere fatto da padrone di casa. E così fanno tutte le compagnie con comunicati ufficiali. L’entità di un’eventuale sanzione se dovesse essere accertata l’intesa anticoncorenziale dipenderà da molte variabili. Peserà ad esempio la forza delle quattro società che controllano – scrive l’Antitrust – il 90% del mercato. E peserà anche la durata dell’intesa. L’Antitrust ha forti sospetti che incontri anche segreti, messaggi WhatsApp, scambi di e-mail abbiano preso corpo dopo la multa dell’AgCom, dunque dal 23 dicembre 2017. Ma l’Autorità accerterà anche se intese illegittime siano state attuate già a marzo del 2017 quando l’AgCom mise fuori legge la bolletta ogni 28 giorni e le 13 fatture annue. Non esclude nemmeno che pratiche concordate risalgano addirittura al 2015 quando tra la primavera e l’estate Wind , Vodafone e Telecom introdussero la fatturazione ogni 28 giorni, all’epoca solo per i nuovi clienti delle sim ricaricabili.
Difficile però che l’Antitrust possa retrodatare l’atto di accusa fino al 2015, quando la sua vigilanza fu assente. A luglio 2015, il Garante per le Comunicazioni (l’AgCom) invitò l’Antitrust a verificare « gli effetti sulla concorrenza » di queste nuove tariffe. Dopo quella segnalazione, l’Antitrust contestò a tre società ( Telecom, Wind e Vodafone) un peccato veniale. E cioè una pratica commerciale scorretta, in violazione del Codice del Consumo, che sanzionò con una puntura di spillo. Telecom per 410 mila euro, Wind per 455 mila, Vodafone per un milione. Nessuna obiezione fu mossa per il danno alla concorrenza, malgrado l’AgCom avesse scoperto che andavano ormai sparendo e tutti insieme i piani tariffari con fatturazione mensile. Ultima variabile, il tempo. Per chiudere la sua istruttoria, il suo processo accusatorio di oggi, l’Antitrust si prende tempo 13 mesi, fino al marzo del 2019. Tredici, come le bollette incriminate.

Aldo Fontanarosa

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