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Bollette a 28 giorni L’Agcom: rimborso con giorni gratis

Si profila un ulteriore scontro fra compagnie telefoniche e Agcom sul tema della fatturazione a 28 giorni. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha infatti pubblicato ieri 4 delibere con cui ha diffidato, singolarmente, Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre chiedendo loro di «far venir meno gli effetti dell’illegittima anticipazione della decorrenza delle fatture emesse successivamente alla data del 23 giugno 2017». Come? Sostanzialmente con giorni gratis nella prima bolletta ritornata a fatturazione mensile nel fisso. Quanti? Quelli “erosi” con l’emissione delle bollette a 28 giorni a partire dal 23 giugno 2017 (data in cui le bollette secondo Agcom sarebbero dovute tornare mensili nel fisso e nelle offerte ibride).
Nessun commento da parte degli operatori, ma le compagnie si preparano a ricorrere al Tar. In questo quadro c’è anche chi ventila, fra le telco, una minima tentazione di chiudere la vicenda venendo incontro alle prescrizioni di Agcom pur non essendo d’accordo nel merito. L’opinione prevalente è però quella di controbattere colpo su colpo.
Per capire la vicenda occorre tornare a marzo 2017, quando Agcom con la delibera 121/17/CONS è intervenuta per vietare la fatturazione a 28 giorni nelle offerte sul fisso e convergenti. La delibera dava 90 giorni per mettersi in regola, passati invano. E quindi dal 23 giugno 2017 – dal punto di vista dell’Agcom – Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb erano de facto inadempienti. Da qui la diffida con le compagnie telefoniche che hanno risposto di voler attendere la pronuncia del Tar sui propri ricorsi. L’Autorità non ha però aspettato. E così con 4 delibere (la 497/17 per Wind Tre; la 499/17 per Tim; la 498/17 per Vodafone Italia e la 500/17 per Fastweb) oltre alla multa (1,16 milioni ciascuno) è stato previsto lo storno degli importi per i giorni «non fruiti dagli utenti in termini di erogazione del servizio a causa del disallineamento fra ciclo di fatturazione quadrisettimanale e ciclo di fatturazione mensile». Altro ricorso delle telco, affiancate in questa partita dall’associazione di categoria Assotelecomunicazioni-Asstel. La pronuncia del Tar a metà febbraio ha però lasciato un po’ di amaro in bocca a tutti. Il Tribunale amministrativo non ha infatti ritenuto illegittimo l’intervento di Agcom, ma nel contempo ha congelato l’obbligo di restituzione automatica agli utenti fino alla pronuncia di merito a fine ottobre.
Ieri Agcom è intervenuta con queste 4 delibere con relatore il commissario Francesco Posteraro. Un’iniziativa, motiva l’Autorità, presa perché in attesa dell’eventuale rimborso – prevedibile non prima di ottobre – i clienti sarebbero stati vincolati a non cambiare operatore. Da qui la decisione: per chi non avrà cambiato compagnia deve valere la bolletta con decorrenza posticipata. L’Agcom fa un esempio: si consideri la bolletta di aprile e una somma di giorni da scontare che arrivi a 15. La fattura, invece di partire dall’1 al 30 aprile, dovrà scattare dal 16 aprile e arrivare al 15 maggio. Niente bolletta per quei 15 giorni, perché, per via del sistema a 28 giorni, i clienti li hanno già pagati. Per chi invece avrà nel frattempo cambiato telco, rimangono in piedi le previsioni delle delibere di dicembre (la restituzione delle somme, e si parla di centinaia di milioni visto che l’aumento su base annua con il passaggio alla fatturazione a 28 giorni è stato quantificato in 1,19 miliardi) ma solo, ovviamente, in caso di pronuncia positiva del Tar a ottobre.
Ma perché secondo Agcom l’imposizione della bolletta con decorrenza differita dovrebbe essere “a prova di Tar”? Nel caso dello storno delle cifre (come da delibere di dicembre) si parla di somme rimborsate. E questo ha spinto il Tar a prendere tempo fino a ottobre, anche per la difficoltà delle telco a riavere eventualmente i soldi indietro dai clienti. Nel caso delle bollette con decorrenza posticipata, senza passaggi di soldi, secondo Agcom non ci sarebbe nessun pericolo per gli «equilibri finanziario-contabili» delle aziende.

Andrea Biondi

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