Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bolle, uno scoppio tira l’altro

di Maria Teresa Cometto

L' oro, creduto bene rifugio per eccellenza. Le nuove dot.com basate sui social media. Gli hedge fund, pubblicizzati come capaci di far guadagnare anche quando la Borsa va male.

Tutti investimenti caldissimi fino a poco tempo fa: i risparmiatori ma anche i gestori professionali erano ansiosi di assicurarsene un pezzo, a qualsiasi costo. E così le loro quotazioni si sono gonfiate a livello di Bolle speculative. Ma fra agosto e settembre sono arrivate le prime sorprese negative. In un giorno solo, venerdì 23 settembre, i future sull'oro sono crollati del 6% e perdite anche peggiori (18%) hanno subìto quelli sull'argento, altro metallo prezioso su cui si era scatenata la mania. Le azioni delle dot.com quotate negli ultimi mesi sono crollate e il lancio delle più attese Ipo (offerte iniziali d'acquisto) è ora in forse, anche perché le autorità di controllo hanno chiesto maggior trasparenza nei loro conti. E gli hedge fund più famosi, per entrare nei quali c'era la fila, hanno dovuto ammettere di aver sbagliato scommesse: l'Advantage Plus di John Paulson a fine agosto (ultimo dato disponibile) era in rosso di oltre il 30% e a Wall Street circolavano voci di liquidazioni forzate delle sue attività.

Tutte storie che ricordano quanto sia rischioso fidarsi delle Bolle, pensando magari di sfruttarle per un pò e di uscirne in tempo prima dello scoppio. Nessuno sa indovinare i tempi delle oscillazioni del mercato: quando i su e giù sono molto marcati — quando la volatilità è alta, come si dice nel gergo — è ancor più facile comprare ai massimi e vendere ai minimi.

Febbre

Oro e argento hanno ripreso a brillare dopo essere scesi ai minimi nel 1999: negli ultimi dieci anni hanno realizzato performance stellari, pari a quasi il 500% per l'oro e quasi il 1.000% per l'argento, ma ancora non hanno raggiunto i massimi del 1980, se ti tiene conto dell'inflazione. Per tornare a quei livelli, in dollari attuali dovrebbero costare attorno a 2.400 dollari per oncia l'oro e 137 dollari l'argento: invece ora sono rispettivamente a circa 1.600 e 30 dollari. Il che sarebbe un motivo per puntare sulla loro ripresa, secondo i loro fan, convinti che quando tutto va a rotoli l'unico porto sicuro siano i lingotti preziosi posseduti direttamente o attraverso gli Etf (Exchange traded fund) come l'Spdr gold trust e l'iShares silver trust. Ma l'ultimo mese ha mostrato che non è vero: mentre Wall Street ha perso il 5%, l'Etf in oro ha perso il doppio e quello in argento quasi il 30%.

Dot.com

Le quotazioni di Pandora, la radio digitale personalizzata e quelle di Zillow, banca dati online sulle case e i loro prezzi stimati, sono dimezzate dal loro debutto in Borsa avvenuto rispettivamente a metà giugno e metà luglio; quelle di LinkedIn, social network per fini professionali, sono in calo del 35% dai massimi di luglio. Le attese erano altissime, alimentate dal boom di seguaci dei social media, ma ancora una volta gli investitori avevano scelto di ignorare il piccolo particolare della mancanza di profitti per la gran parte delle nuove dot.com, puntando tutto sul loro potenziale di crescita. E così sul prospetto informativo per la propria Ipo, Groupon — il sito che offre superconti per merci o servizi, come una pizza o un taglio di capelli — aveva introdotto un parametro molto creativo per misurare i profitti: l'adjusted Csoi (Consolidated segment operating income) ossia il risultato operativo esclusi quasi tutti i costi, che quindi risultava positivo.

Così Groupon veniva valutata 20 miliardi di dollari e la sua Ipo doveva essere addirittura più grande di quella di Google nel 2004. Ma dopo i chiarimenti chiesti dalla Securities and exchange commission la società ha dovuto più che dimezzare il fatturato dichiarato per il 2010, da 713,4 a 312,9 milioni di dollari, la sua valutazione è crollata a 12 miliardi di dollari, secondo gli scambi delle sue azioni sui mercati non ufficiali come Sharespost.com e Secondmarket.com. E l'Ipo è rinviata a tempi migliori, insieme a quella delle altre dot.com che speravano di cavalcare l'entusiasmo degli investitori per raccogliere capitali freschi.

Hedge fund

Tempi duri anche per gli speculatori come Paulson, che l'anno scorso aveva guadagnato personalmente 5 miliardi di dollari, record storico a Wall Street. Dopo aver vinto la scommessa contro i titoli basati sui mutui immobiliari, fatta ben prima che diventassero carta straccia, il gestore aveva fiutato in anticipo anche il rialzo dell'oro nel 2009, ma nell'ultimo anno una serie di titoli su cui aveva puntato — la cinese Sino-forest, Bank of America e Hewlett-Packard — sono invece crollati, trascinando all'ingiù le performance dei suoi fondi. E non è infallibile nemmeno la più potente delle banche d'affari di Wall Street, Goldman Sachs, abituata a macinare profitti con il trading in proprio: uno dei suoi fondi più sofisticati, il Global Alpha gestito con le tecniche quant (algoritmi matematici che dovrebbero battere sempre il mercato), ha perso il 12% in agosto ed è stato chiuso.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Doppio appuntamento per Vincent Bolloré. Oggi si terrà l’assemblea di Vivendi, di cui il finanz...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mai così pochi negli uffici pubblici, ma molto più digitalizzati. L’anno della pandemia ha bloc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se ci sarà, come credo, l’approvazione del Recovery Plan italiano, quello sarà un bel passo ava...

Oggi sulla stampa