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BofA, maxi-accordo in Usa per «chiudere» sui subprime

Bank of America e una decine di altre banche americane hanno siglato ieri due accordi multimiliardari per rimborsare il governo americano di parte delle perdite subite su mutui subprime acquisiti prima e durante la crisi finanziaria del 2007. I due accordi porteranno altri 20 miliardi di dollari nelle casse dello Stato e risolveranno uno dei più aspri contenziosi tra il governo e le banche.
Il primo accordo riguarda esclusivamente Bank of America, e comporta il pagamento di 11,6 miliardi di dollari a Fannie Mae, l’organo che acquista mutui erogati dalle banche e li rivende sul mercato secondario sotto forma di mortgage backed securities; sotto il peso di massicce perdite, Fannie Mae era stata nazionalizzata dal governo Usa quattro anni e mezzo fa. Fannie Mae aveva fatto causa alla Bank of America per averle venduto mutui sotto standard erogati dalla Countrywide Financial, una società specializzata nell’erogazione di mutui rilevata dalla Bank of America nel 2008. Nell’ambito dell’accordo, il colosso di Charlotte verserà una somma di 3,55 miliardi di dollari in contante per compensare una parte delle perdite, più 1,3 miliardi di dollari per compensarla delle commissioni pagate sulle transazioni; Bank of America inoltre ricomprerà per 6,75 miliardi di dollari circa 30mila mutui subprime venduti alla Fannie Mae tra il 2000 e il 2008.
L’esborso costringerà Bank of America a contabilizzare in perdita 2,7 miliardi di dollari nel quarto trimestre in aggiunta ad altri 2,5 miliardi pagati per risolvere altre cause legate ai mutui subprime. Nel terzo trimestre la seconda banca d’America aveva contabilizzato in perdita 2,4 miliardi di dollari per risolvere un’altra mega causa avviata da un gruppo di investitori contro Merrill Lynch, la banca di investimento comprata da Bank of America sempre nel 2008. Complessivamente gli strascichi della crisi subprime costeranno a Bank of America almeno 44 miliardi di dollari, e alcuni contenziosi restano ancora aperti: l’attorney general di New York per esempio ha chiesto alla banca un risarcimento di un miliardo di dollari per non avere rivelato la scarsa qualità dei mutui venduti sul mercato secondario.
L’altro accordo siglato ieri dal governo riguarda invece un gruppo di 10 banche, con in testa sempre la Bank of America, accusate dal governo Usa di avere impropriamente pignorato immobili durante la crisi subprime. Complessivamente le 10 banche (Bank of America, Citibank, JPMorgan Chase, Aurora Bank FSB, MetLife Inc, PNC Financial, Sovereign Bank, Suntrust Banks, US Bancorp, Wells Fargo) dovranno rimborsare 3,3 miliardi di dollari a circa 4 milioni di clienti danneggiati dai pignoramenti illegali, e fornire 5,2 miliardi di dollari in sconti o termini più vantaggiosi sui mutui ancora attivi.
Questo accordo, stretto con la Federal Reserve e il Comptroller of the Currency, si aggiunge a quello raggiunto l’anno scorso per 26 miliardi di dollari con gli attorney general di diversi stati per gli stessi motivi.
La risoluzione di queste due grosse cause è stata accolta con sollievo dalle banche, in particolare dalla Bank of America, il cui ad Brian Moynihan ha deciso mesi fa di districare completamente l’istituto dal settore dei prestiti immobiliari. «Questi due accordi costituiscono un passo decisivo verso la risoluzione totale dell’eredità lasciata dalla crisi subprime – ha detto Moynihan – e ci consentono di semplificare la struttura dell’istituto e ridurre le spese».
Non sono mancate tuttavia le critiche di chi crede che le banche se la siano cavata con poco. Le poche centinaia di dollari che ciascun individuo riceverà in pagamento, ha sottolineato per esempio il deputato Elijah Cummings, non saranno sufficienti a risarcire chi ha perso la casa o chi è ancora in debito.

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