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Boeri: subito pensioni più flessibili

ROMA Il presidente dell’Inps chiede al governo di risolvere «adesso» la questione della «flessibilità in uscita», cioè di correggere la riforma Fornero per consentire ai lavoratori di andare in pensione qualche anno prima, pur prendendo un assegno più leggero. È necessario, insiste Tito Boeri, anche perché «il blocco dei requisiti anagrafici per andare in pensione ha penalizzato le assunzioni di giovani». Boeri ha quindi ricordato che il governo aveva già promesso un anno fa di intervenire: «È davvero opportuno che adesso lo si faccia». Cgil, Cisl e Uil che su questo e hanno chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio sono pronti a scendere in piazza. «Ci sarà una mobilitazione», annuncia la leader della Cgil, Susanna Camusso. «Ci siamo visti con Camusso e con il segretario della Cisl, Annamaria Furlan, e abbiamo deciso di prendere un’iniziativa a breve», conferma il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo.

Dal governo arriva una disponibilità da parte del sottosegretario dall’Economia, Pier Paolo Baretta: «Dobbiamo iniziare subito il confronto sulla flessibilità in uscita e non aspettare la legge di Stabilità, io penso ci siano le condizioni per arrivare ad una soluzione quest’anno».Va detto però che quella di Baretta non è ancora la posizione del governo: il sottosegretario, oltre che venire dal sindacato (Cisl), ha presentato già nella scorso legislatura, insieme con Cesare Damiano (entrambi Pd) un proposta di legge per consentire il prepensionamento con un taglio dell’assegno del 2% per ogni anno di anticipo. Intorno a questa ipotesi il Coordinamento attuariale dell’Inps, ha informalmente elaborato delle previsioni che però dimostrano, come spiega l’esperto di previdenza Giuliano Cazzola, che i costi per il bilancio sarebbero elevati.

In effetti, consultando le tabelle dei tecnici, si vede che anche le simulazioni più prudenti (sceglie il pensionamento anticipato il 70% della platea potenziale; non si può lasciare il lavoro prima di 63 anni e 7 mesi; la penalizzazione è aumentata al 3% per ogni anno di anticipo) ci sarebbero 98 mila pensioni in più nel 2017 rispetto alle regole attuali , che salirebbero di anno in anno fino a 206 mila in più nel 2026. E la maggior spesa lorda (cioè senza tener conto delle entrate fiscali) sarebbe nel 2017 di 1,5 miliardi, per salire già a 3 miliardi nel 2019 e arrivare a 3,3 miliardi nel 2016. Se poi si consentisse anche il pensionamento con 41 anni di contributi senza limite d’età (come vorrebbe la proposta Damiano-Baretta) la spesa in più schizzerebbe a 6 miliardi nel 2017, fino a 11,8 miliardi nel 2026.

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