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Boeri rilancia: tagli possibili sui vitalizi dei parlamentari

Tito Boeri, presidente dell’Inps, rilancia il contributo di solidarietà a carico dei vitalizi dei parlamentari. Lo ha fatto ieri presentando il Rapporto annuale dell’Istituto di previdenza alla Camera dei deputati. E lo ha fatto inserendo un passaggio che non c’era nella relazione distribuita nella sala della Regina di Montecitorio: «Qualora i vitalizi fossero equiparati alle pensioni, la sentenza della Consulta di martedì scorso (quella che ha dichiarato la legittimità del prelievo sulle “pensioni d’oro”, ndr) aprirebbe ulteriori spiragli per interventi perequativi su questi assegni», ha detto. Certo, solo i parlamentari possono decidere sulle loro pensioni, ma Boeri ha voluto comunque riproporre il tema, direttamente a casa dei deputati. Scelta politica, come decisamente politica è stata la sua relazione, quasi un programma di politiche sociali non proprio coincidenti con quelle del governo. C’è la previdenza, l’assistenza, il lavoro, il sostegno alle persone non autosufficienti fino alla povertà. C’è l’allarme sulla “generazione sandiwich” (50-65 anni). «Perché — ha detto Boeri — come un panino rischia di rimanere schiacciata dal morbido peso degli affetti. Da una parte i genitori anziani, spesso non più autosufficienti. Dall’altra i figli che non trovano o che perdono spesso il lavoro e che rimangono perciò a loro carico». Un Rapporto da cui emergono sperequazioni e diseguaglianze in un Paese dove quasi quattro pensionati su dieci (circa il 38 per cento) ricevono un assegno mensile inferiore ai mille euro.
Boeri ha promosso il Jobs act («finalmente un anno positivo per il mercato del lavoro dei giovani ») ma non ha nascosto le sue perplessità sulla proposta del governo sul pensionamento flessibile: «Non si può negare che rate ventennali di ammortamento di un prestito pensionistico costituiscano una riduzione pressoché permanente della pensione futura ». Dunque per la flessibilità in uscita ha chiesto di evitare «interventi estemporanei e parziali» destinati ad avere «costi amministrativi superiori alle somme erogate » come quello sul part time agevolato: ad un mese dalla sua entrata in vigore ne hanno fatto ricorso solo 100 persone. Ha definito «costose e inadeguate» le sette salvaguardie per i lavoratori esodati. Provvedimenti che, negli anni, eroderanno ben il 13 per cento (pari a 11,4 miliardi)degli 88 miliardi di risparmi di spesa attesi dalla riforma Fornero nel periodo 2012-2021. Con «un costo ombra» (quello amministrativo) di quasi 35 milioni. Salvaguardie, infine, che non tengono conto del livello di reddito delle famiglie dei beneficiari: una pensione salvaguardata su otto vale più di 3.000 euro al mese. Boeri ha suggerito di «graduare l’entità delle indennità di accompagnamento in base al grado di bisogno assistenziale e alle condizioni economiche delle famiglie », e poi non ha nascosto il rammarico per il fatto che la legge delega per il contrasto alla povertà stia perdendo pezzi. Da qui gli apprezzamenti dal M5S mentre il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha incassato con fair play ricordando che questo è il primo governo ad aver stanziato un miliardo contro la povertà ed invitando ad aspettare un po’ prima di valutare alcuni provvedimenti come quello sul part time agevolato. E sulla flessibilità in uscita: «Strade diverse e migliori, oggi, dato il contesto, non ce ne sono». Critici i sindacati. Carmelo Barbagallo, leader della Uil: «Mi sembra che Boeri si occupi davvero poco di previdenza e molto di governo ». In una nota la Cgil dice che dalla relazione si sarebbe aspettata, «nel delicatissimo momento che sta attraversando l’Inps, puntuali indicazioni sui conti economici, sul modello organizzativo, sulla trasparenza, sulla sostenibilità del sistema, sulla necessità di dare un futuro previdenziale solido ai giovani. Invece nulla di tutto questo».

Roberto Mania

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