Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Boeri: pensionamento flessibile e un contributo di solidarietà

Cinque proposte per correggere la riforma Fornero e il Welfare, con l’obiettivo prioritario di contrastare il forte aumento della povertà, che ha contraddistinto l’Italia rispetto agli altri Paesi avanzati negli anni della crisi. Sono quelle che ha presentato ieri il presidente dell’Inps, Tito Boeri, illustrando alla Camera il Rapporto annuale dell’istituto. Uscita dal lavoro flessibile ma con assegno più leggero, contributo di solidarietà sulle pensioni più alte e sostegno ai poveri over 55. Queste le principali proposte che hanno suscitato reazioni generalmente negative, nonostante il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, abbia subito messo le mani avanti ridimensionandole a «utile contributo» che sarà preso in considerazione dal governo insieme a tanti altri, in vista delle decisioni che verranno prese a ottobre con la legge di Stabilità. Ma cosa ha detto di così sconvolgente il presidente dell’Inps? Dipende dal peso che si vuole dare a queste cinque proposte che Boeri ha solo abbozzato e che quindi lasciano ampi margini di interpretazione sia sul loro funzionamento sia, soprattutto, sui costi, che l’Inps non ha minimamente indicato. 
Vediamole da vicino. 1) «Una rete di protezione sociale da 55 anni in su», perché è in questa fascia che la povertà si è triplicata negli ultimi sei anni. Boeri pensa che chi sta sotto la soglia di povertà (le soglie variano in relazione all’età, al numero dei componenti della famiglia e all’area geografica) debba vedere il proprio reddito integrato fino alla soglia stessa. Per via assistenziale, se non ha altri redditi, o ripristinando l’integrazione al minimo nel sistema contributivo per chi altrimenti avrebbe pensioni da fame. Ma in ogni caso separando appunto l’assistenza dalla previdenza perché la prima deve essere a carico della fiscalità generale. 2) Rendere possibile la ricongiunzione tra diversi regimi pensionistici senza oneri a carico del lavoratore per avere una pensione unica mettendo insieme i contributi versati in diverse gestioni, compresa quella dei parasubordinati. 3) Un contributo di solidarietà sui «chi ha redditi pensionistici elevati, in virtù di trattamenti molto più vantaggiosi», dovuti al calcolo retributivo, di quelli che avranno i pensionati che usciranno col contributivo. 4) «Flessibilità sostenibile» dell’età pensionabile. Cioè la possibilità di lasciare prima il lavoro utilizzando «le regole del sistema contributivo», cioè prendendo meno per ogni anno di anticipo. Non si tratta, ha poi precisato Boeri davanti al coro di no dei sindacati, di uscire con una pensione calcolata interamente col contributivo (che comporterebbe tagli del 25-30%) ma di un taglio più soft, non precisato. 5) Consentire a chi esce prima e alle aziende che vogliono favorire i pensionamenti anticipati di versare contributi aggiuntivi «che poi diventeranno un supplemento di pensione» a partire dall’età di vecchiaia.
Infine, Boeri ha sostenuto che sulla base delle simulazioni effettuate con l’operazione «La mia pensione» (finora più di un milione di lavoratori è entrato nel sito per stimare la propria pensione) si può dire che chi andrà in pensione nel 2050 avrà assegni più che decenti. Ma ciò è vero solo per chi avrà una continuità di lavoro e un buon reddito. Ad oggi, più di 6,6 milioni di pensionati, su un totale di 15,5, prende meno di mille euro al mese. Di questi, 1,8 milioni non supera 500.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa