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Boeri (Inps): conto salato per le pensioni anticipate

Flessibilità «a peso d’oro»: garantire il pensionamento anticipato, attraverso un meccanismo di penalizzazioni (con riduzione dell’assegno) potrebbe costare allo stato fino a «8,5 miliardi di euro». Conto addirittura più salato, qualora si decidesse di adottare l’opzione della «quota 100», poiché consentire l’accesso al trattamento a tutti i lavoratori che sommando l’età e la contribuzione versata arrivano a 100, si tradurrebbe in un esborso pari a «10,6 miliardi nel 2019». È stato Tito Boeri, presidente dell’Inps, a dare l’altolà, cifre alla mano, alle ipotesi che stanno circolando in ambito parlamentare e governativo in merito a un restyling pensionistico da realizzare nella prossima legge di stabilità; intervenendo in audizione alla camera, ieri pomeriggio, ha ribadito anche la sua contrarietà nei confronti della «staffetta generazionale» (agevolare l’uscita di chi è prossimo alla pensione e l’ingresso, in sostituzione, di giovani, progetto accarezzato dal ministro del welfare Giuliano Poletti (si veda ItaliaOggi del 4/6/2015), perché in virtù della «filosofia» che sottende al sistema di ricambio al lavoro «abbiamo avuto un’eredità pesante per la finanza pubblica».

E invece, ha specificato ai deputati dell’XI commissione, è «condivisibile» l’estensione della platea della «opzione donna» (fino al 2015 la componente femminile può ritirarsi con 57 anni d’età e 35 di contributi, ndr), perché si tratta di una previsione dell’utilizzo del sistema contributivo per il calcolo del futuro trattamento previdenziale, anche per chi ne aveva una parte conteggiata con il metodo retributivo. Come già sottolineato, il vertice dell’Istituto non ha usato mezzi termini per bocciare l’idea di flessibilità immaginata dal presidente dell’organismo da cui è stato ascoltato, Cesare Damiano (Pd), e dal sottosegretario all’economia Pierpaolo Baretta: uscire dal lavoro a 62 anni con 35 di contributi, se si matura un importo di pensione di almeno 1,5 l’assegno minimo, con una decurtazione del 2% all’anno, sarebbe gravoso per l’Erario, causando un disavanzo annuo di 8,5 miliardi. «Noi trattiamo col governo», è stata la replica di Damiano a Boeri, che ha difeso la sua «proposta sociale, per salvare gli esodati e favorire il ricambio generazionale».

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