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Bocciatura europea per l’Italia “Siete uno dei Paesi più squilibrati entro aprile servono nuove misure”

BRUXELLES — L’Italia ha squilibri macroeconomici eccessivi che mettono in pericolo tutta la zona euro e deve agire al più presto per correggerli. Con questa grave accusa, dopo anni di inutili avvertimenti, consigli e ammonizioni, la Commissione europea ha di fatto avviato una procedura di infrazione che mette di nuovo il nostro Paese nella condizione di osservato speciale. E ci obbliga a presentare, entro fine aprile, tutta una serie di riforme strutturali e di correzioni ai bilanci pubblici sotto pena di venire multati se non ci adeguiamo alle raccomandazioni di Bruxelles.
Il rapporto presentato ieri dal commissario agli affari economici Olli Rehn indica un lungo elenco di Paesi che sono in condizione di squilibrio macroeconomico, tra cui la Germania e la Francia. Ma solo per l’Italia, la Slovenia e la Croazia, questo disequilibrio è definito «eccessivo » e dunque comporta l’obbligo di una immediata correzione di rotta. La Spagna, che l’anno scorso si trovava nella nostra condizione attuale, è uscita invece dalla procedura avendo varato con successo una serie di misure chieste dall’Europa.
Le ragioni dello squilibrio italiano sono sostanzialmente due: il debito troppo alto e la competitività troppo bassa. L’incrociarsi di questi due fattori porta ad una crescita insufficiente dell’economia e questo alimenta un circolo vizioso perché «la persistente crescita economica deludente aggrava gli squilibri macro-economici del-l’Italia e gli sforzi di riforma finora appaiono insufficienti».
Per quanto riguarda il debito, la Commissione ci impone di agire più in fretta e più radicalmente per ridurlo migliorando il saldo primario, cioè l’attivo di bilancio al netto delle spese che paghiamo per gli interessi sul debito. L’Italia, dice Bruxelles, deve registrare «surplus primari molto alti, e al di sopra dei livelli storici». Quando entrammo nell’euro, il governo italiano si impegnò a mantenere un surplus primario del 5 per cento. Questo livello non è praticamente mai stato rispettato in tutti questi anni. E quanto è previsto dalla legge finanziaria attuale «in base alle stime correnti, appare insufficiente per ridurre l’elevato debito pubblico a un tasso adeguato».
Ma il debito non si può ridurre senza crescita economica. E questa a sua volta è frenata dalla mancanza di competitività dell’economia italiana. La Commissione ne enumera le ragioni: «continua mancanza di allineamento fra salari e produttività », «un elevato cuneo fiscale sul lavoro», « inefficienze di vecchia data nella pubblica amministrazione e nel sistema giudiziario, una debole “governance” delle imprese e alti livelli di corruzione e di evasione fiscale riducono l’efficacia dell’allocazione delle risorse», e infine «debolezze strutturali nel sistema d’istruzione». Tra le cose da fare subito: « alleggerire il costo del lavoro», «rendere la tassazione più’ orientata verso la crescita spostandola dai fattori produttivi», « semplificare le procedure fiscali».
Il ministero dell’economia, Pier Carlo Padoan, ha preso atto delle accuse rivolte al Paese e dato assicurazioni che intende agire nel senso indicato da Bruxelles: «Il severo monito della Ue va nella direzione che stiamo prendendo in Italia con le riforme. È il momento di rilanciare la crescita. La competitività dell’economia italiana è oggi limitata dall’elevato cuneo fiscale sul costo del lavoro, un problema che il governo si accinge ad affrontare con determinazione ». Lunedì all’Ecofin si discuteranno gli squilibri di Italia e Francia e il ministro Padoan illustrerà il programma dell’esecutivo. Ieri intanto Renzi ha confermato che intende presentare la settimana prossima, e più precisamente mercoledì prossimo, la nuova legislazione sul lavoro (il Jobs Act), il piano casa e il piano per le scuole.
Infine, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha detto che «crescita e equilibrio dei conti pubblici sono compatibili tra loro e indispensabili per ricreare fiducia nell’Europa».

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