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Bocciato il ballottaggio ma la Consulta salva il premio dell’Italicum

SUL piano delle ragioni giuridico-costituzionali rappresentano un punto tecnico obbligato. Che esaltano chi, come Grillo, la Lega di Salvini, ma anche i renziani del Pd, vorrebbe andare alle urne subito. Soprattutto perché la Corte specifica che «la legge è suscettibile di immediata applicazione». Ma il secondo round, il più importante e definitivo, le strategiche motivazioni della sentenza che stamattina il relatore Nicolò Zanon comincerà a scrivere e che potrebbero essere pronte e discusse alla Corte costituzionale già lunedì 6 febbraio, o al massimo nella successiva udienza del 20, è quello destinato ad avere il maggior impatto sul futuro politico dell’Italia.
Il perché è semplice. Con il comunicato emesso dalla Corte ieri conosciamo quali sono i punti dell’Italicum giudicati incostituzionali. In dieci righe sono sunteggiate le ragioni tecnico-giuridiche che hanno portato i giudici a bocciare il ballottaggio e la libera scelta del collegio da parte dei pluricandidati, salvando invece il premio di maggioranza. Mancano però i moniti alla politica, le raccomandazioni, quelle di cui si è già discusso nel lungo confronto tra i 13 giudici che stavolta, a differenza dei referendum della Cgil, non ha visto scontri aspri, ma una sostanziale convergenza, solo con alcuni dissensi. Una dozzina di votazioni finite con un’ampia maggioranza e qualche voto contrario.
I moniti dunque. Importanti, tant’è che anche al Quirinale, dove siede l’ex giudice costituzionale Sergio Mattarella, s’invitano i fan del voto alla calma, meglio aspettare prima le motivazioni. I consigli strategici sulla compatibilità del sistema di voto, l’Italicum residuo da una parte e il Consultellum dall’altra, la legge del Senato frutto della bocciatura del Porcellum, ad opera della stessa Consulta, nel gennaio 2014. La Corte consiglierà al Parlamento l’opportunità di avere due leggi che abbiano un’ispirazione comune, tali da produrre maggioranze omogenee. Spiegherà perché ha salvato il premio di maggioranza, 340 seggi alla lista che conquista il 40%, visto che proprio la sentenza sul Porcellum benediva i premi ma li ancorava a una soglia. Premio però che, in caso di ballottaggio, avrebbe prodotto un’anomalia perché sarebbe andato a liste magari poco votate. Infine le candidature multiple e la via del sorteggio. Una «toppa» la definiscono alla Corte, l’unica tecnicamente possibile, che produrrà l’invito al legislatore a trovare una soluzione migliore. La Corte non ha potuto farlo perché può togliere parole e pezzi di una legge, ma non lanciarsi in un’opera di ricostruzione.
Ecco perché chi, un minuto dopo il flash delle agenzie sulla decisione della Consulta, si è lanciato nella corsa al voto – Salvini «non ci sono più scuse, parola agli italiani»; Grillo «habemus Legalicum, voto subito», Rosato (Pd) «per noi bisogna votare subito» – potrebbe vedersi costretto a cercare un compromesso parlamentare con i berlusconiani, attestati sull’invito a «cercare leggi elettorali omogenee» (Schifani e Romani) e con la sinistra del Pd, Speranza «ora il Parlamento deve lavorare».
In attesa dei moniti, stiamo alla bocciatura. Per dirla con le parole dei giudici, l’Italicum «è uscito male» dalla Corte. Ne resta l’ossatura, certo, ma cade il ballottaggio, che era il pilastro politicamente più significativo. Se al primo turno nessun partito raggiungeva il 40%, si andava a un secondo turno con i gruppi più votati. Un meccanismo del tutto disancorato da una soglia che, per la Corte, è incostituzionale in quanto viola il principio di rappresentatività degli elettori. L’altro colpo alla legge renziana è la stretta su chi si candida in più di un collegio. Resta il capolista bloccato, ma non sarà più libero di scegliere dove farsi eleggere. La Corte ripesca il secondo comma dell’articolo 85 del Testo unico delle norme per l’elezione alla Camera laddove è scritto che si procede col sorteggio. Una soluzione a metà, perché anche questa non rispecchia appieno la volontà degli elettori. Di qui l’invito alla politica a trovarne una migliore. La Corte ha respinto la tesi dell’Avvocatura dello Stato che non si può giudicare una legge elettorale con cui non si è votato ancora. E anche la richiesta degli avvocati anti-Italicum di sollevare di fronte a se stessa la totale incostituzionalità della legge. Tuttavia il capo del pool Felice Besostri parla di «grande soddisfazione perché la nostra è stata una grande vittoria di principio».

Liana Milella

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