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Bocciata la denuncia infondata

La denuncia infondata all’autorità giudiziaria comporta l’inapplicabilità del raddoppio dei termini per l’accertamento e comunque deve essere inoltrata alla Procura prima della scadenza ordinaria del tempo utile. A precisarlo è la Ctr Emilia Romagna con le sentenze 639/02/2014 e 641/02/2014.
La vicenda trae origine da una ripresa a tassazione per Ires, Irap e Iva a causa dell’indebita deduzione di costi supportati da operazioni ritenute inesistenti. La rettifica su due periodi di imposta riguardava una società che aveva ricevuto (e dedotto) tali fatture da alcune associazioni sportive dilettantistiche.
A seguito della presentazione di una denuncia alla Procura della Repubblica, l’amministrazione finanziaria ha ritenuto legittima l’applicazione della norma sul raddoppio dei termini di accertamento. A questo punto, la società ha impugnato gli avvisi sottolineando, tra l’altro, l’insussistenza della violazione penale tributaria e, di conseguenza, la decadenza della rettifica.
La Ctp ha accolto i ricorsi ritenendo effettivamente decaduto il potere di accertamento del Fisco. Secondo i giudici di primo grado, infatti, non era applicabile il raddoppio dei termini sia per l’insussistenza del reato contestato sia, in un caso, perché la denuncia era stata avanzata alla Procura oltre gli ordinari termini di decadenza.
L’ufficio ha presentato appello contro entrambe le pronunce in Ctr che, però, ha confermato le decisioni del precedente grado di giudizio e quindi l’illegittimità dell’operato dell’amministrazione finanziaria.
I giudici della regionale hanno ritenuto non provato in alcun modo il reato ipotizzato. Hanno evidenziato, in particolare, la decadenza dell’ufficio dal potere di rettifica: la questione del raddoppio dei termini – sottolinea la Ctr Emilia Romagna – non può essere lasciata alla discrezionalità del l’amministrazione finanziaria, dato che la fattispecie di reato ipotizzata dai verificatori deve risultare ragionevolmente fondata in base alla valutazione del giudice.
In un caso, la notizia di reato era emersa solo a termini ordinari per l’accertamento scaduti (ossia il 31 dicembre 2009) e, infatti, era stata inviata al Pm solo nel dicembre 2010. Per l’altro periodo di imposta, già la Ctp era entrata nel merito della questione e aveva ritenuto infondata e indimostrata l’ipotesi di reato prospettata dall’ufficio, con la conseguente inapplicabilità del raddoppio dei termini.
La Ctr concorda con tale valutazione: dall’analisi degli atti di causa e della documentazione prodotta dal contribuente, non risultava esserci prova della falsità soggettiva delle fatture contestate dall’ufficio.
La Ctp prima e la Ctr poi hanno applicato quanto previsto dalla sentenza 247/2011 della Corte costituzionale, secondo la quale è doveroso, dietro richiesta del contribuente, il controllo da parte del giudice tributario sulla fondatezza della notizia di reato per verificare se l’ufficio faccia un uso pretestuoso e strumentale della denuncia per fruire indebitamente di un più ampio termine di accertamento.
L’ipotesi esaminata dalla Commissione regionale di infondatezza della notizia di reato dovrebbe a maggior ragione emergere allorché sia lo stesso Pm – ricevuta la denuncia della Guardia di Finanza o dell’Agenzia – a ritenere sussistente una violazione penale ma non tributaria o, addirittura, a disporne l’archiviazione.
L’articolo 8 della delega fiscale (legge 23/2014) ha previsto che il raddoppio dei termini, per i futuri accertamenti, si verificherà solo in presenza di un invio della denuncia, che dovrà essere effettuato entro un temine collegato alla scadenza di quello ordinario di decadenza.

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