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Boccia: il vero problema è il costo del lavoro

Ci vorrebbero salari più alti. La richiesta è inusuale perché arriva dalla Bce, quella Banca centrale europea solitamente attenta a specificare che per rivedere le retribuzioni serve, d’altra parte, maggiore produttività. Un teorema, nella lunga stagione di politica monetaria espansiva. Ma adesso far ripartire l’economia dell’area euro è la priorità, che spinge Draghi a caldeggiare ai governi e alle parti sociali interventi per fare salire i salari. «Sono ben al di sotto delle medie storiche», dice il numero uno della Bce.

Il contesto, invece, restituisce un quadro dove le contrattazioni salariali del 2017 sono ormai già state chiuse e le negoziazioni restano ancorate al mantenimento dell’occupazione, evidenziando che lo spazio per ritoccare verso l’alto gli stipendi non c’è. L’invito di Draghi non passa però inosservato. Dal fronte di Confindustria parla il presidente Vincenzo Boccia: «Aumentare i salari, aumentando la produttività. Non ci dimentichiamo i dati che ci dicono che siamo 10 punti di cuneo fiscale sopra la media europea. Quindi — aggiunge — noi abbiamo un problema di costo del lavoro, ma ancor di più costo di lavoro-produttività».

La suggestione di Francoforte trova pronta la leader della Cgil, Susanna Camusso. «Da tempo infinito sosteniamo» che il livello dei salari è troppo basso, «da qui le polemiche sui rinnovi contrattuali e sull’idea che si debba trasferire tutto in welfare», sostiene. L’osservazione di Camusso, del resto, è che «la distanza tra le retribuzioni dei lavoratori e quelle dei manager si stia sempre più allargando». Una considerazione corredata da un’ulteriore valutazione: «Si è disinvestito sul lavoro e sulla sua qualità». Sul versante Cisl a commentare le parole di Draghi è il segretario generale, Annamaria Furlan. L’impostazione di una politica monetaria espansiva e l’appello sulle retribuzioni sono per Furlan un terreno agevole su cui concordare. «È importante che abbia (Draghi, ndr) sottolineato la necessità di alzare i salari in Europa, una rivendicazione che sta portando — specifica Furlan — avanti tutto il movimento sindacale europeo, sollecitando una svolta nelle politiche dei governi verso una maggiore crescita economica per ridurre le diseguaglianze sociali».

Andrea Ducci

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