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Una boccata di ossigeno per banche e imprese italiane

La proroga di sei mesi della deroga della normativa sugli aiuti di Stato decisa ieri da Bruxelles porta un po’ di ossigeno per le banche e le imprese italiane.

Il recepimento in Italia di quelle misure consentirà di spostare fino a fine giugno – rispetto alla scadenza del 31 gennaio – le moratorie sui mutui e le garanzie sui prestiti erogate dal fondo per le Pmi e da Sace (31 dicembre la scadenza). Ieri il ministro per l’Economia, Roberto Gualtieri, ha confermato che si sta ragionando sul prolungamento delle moratorie e si sta valutando con Bruxelles cosa prolungare al prossimo anno nell’ambito della proroga del Temporary Framework.

L’Associazione bancaria italiana ha plaudito all’iniziativa, ma al tempo stesso ha messo in evidenza la necessità che la flessibilità riconosciuta dalla Commissione europea non sia a singhiozzo: dal prossimo primo gennaio scattano infatti le nuove regole sulla classificazione di default decise da Eba per le quali basta uno sconfinamento di solo 100 euro per 90 giorni per diventare un Npl. E poi ci sono le norme europee sul calendar provisioning che vanno eliminate.

La proroga sulle moratorie, in ogni caso, consente di spostare in avanti nel tempo il rischio che le banche debbano svalutare i crediti sui quali non ripartiranno i pagamenti (anche se la Bce sta spingendo gli istituti di credito a fare accantonamenti sui mutui sui quali difficilmente riprenderanno i pagamenti). Resta però aperto il problema, per chi chiede ora la moratoria, di non vedersi riclassificare il credito a «foreborne», un primo step di Npl. A settembre l’Eba aveva deciso di non prorogare oltre il 30 settembre la deroga su quella riclassificazione, ma al contempo si era riservata di valutare un ripensamento nel caso in cui la pandemia avesse ripreso forza e quindi il suo impatto negativo sulle economie europee. Valutazione che è la premessa su cui si basa la decisione adottata ieri dalla Commissione europea: per questo motivo non è da escludere che entro al fine del mese l’Eba possa rivedere la sua posizione. E sulla base delle medesime considerazione l’Abi chiede che la flessibilità sia concessa anche dai regolatori e dalla vigilanza europea.

«Il presidente Antonio Patuelli e il dg, Giovanni Sabatini, nell’apprezzare questa decisione di ulteriore flessibilità della Commissione europea chiedono che in questa fase di emergenza sanitaria sia garantita la flessibilità del quadro normativo e regolamentare per consentire alle imprese di ritornare stabilmente sul sentiero della ripresa», spiega la nota diffusa ieri.

In particolare si chiede che «ora venga tempestivamente rivisto e allentato dalle istituzioni europee il calendario di deterioramento dei crediti (definito prima della pandemia) che condiziona e limita il credito delle banche alle imprese. Patuelli e Sabatini chiedono inoltre che le istituzioni europee non facciano entrare in vigore il prossimo primo gennaio le nuove e più rigide definizioni di default che condizionerebbero e limiterebbero il credito a imprese e famiglie. Finché è diffusa la pandemia deve esserci flessibilità per norme così importanti e decise quando il Covid non era atteso».

Il recepimento in Italia delle proroghe previste da Bruxelles deve essere fatto con una nuova legge. Nella stessa dovranno essere previste le coperture finanziarie: qualcosa tra uno e due miliardi per una proroga di 6 mesi delle moratorie, qualche miliardo per le nuove garanzie sui prestiti.

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