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BnpParibas Più tecnologie, ma solo nuove

A capo della più grande banca francese, BnpParibas, c’è un 55enne nato a Albi, nella terra dei Catari, che nel maggio 2006 ebbe l’incarico di curare l’integrazione dell’italiana Bnl nel gruppo. Leggenda vuole che due ore di lezione al giorno per tre mesi con l’insegnante sarda Mariella gli bastarono a imparare la lingua, e soprattutto che, al momento di studiare il tempo più che perfetto, disse che gli serviva soprattutto l’imperativo.

Al comando in un momento difficile per le banche europee, Jean-Laurent Bonnafé sta ottenendo ottimi risultati. Bnp Paribas nel 2016 ha registrato un beneficio netto in aumento del 15,1%, fino a 7, 7 miliardi di euro, e adesso è il momento di sfruttare l’onda positiva per realizzare una delle mosse che i manager di tutto il mondo annunciano da anni, e che talvolta si rivela più complicata del previsto: «Investiremo tre miliardi di euro tra il 2017 e il 2020 per la trasformazione digitale del gruppo — ha detto Bonnafé in conferenza stampa —. È il momento di accelerare, perché l’obiettivo è semplice: usare le nuove tecnologie e le modalità di lavoro più agili, perché il cliente abbia un’esperienza più fluida, più semplice e con dei collaboratori più efficaci. Questo processo ci permetterà di realizzare 3,4 miliardi di euro di risparmi nei prossimi tre anni e di generare economie ricorrenti di 2,7 miliardi di euro all’anno a partire del 2020».

AmbizioniIl piano è molto ambizioso e porta alle estreme conseguenze una tendenza già in atto da alcuni anni. Si chiama «adeguamento della rete di agenzie», eufemismo per riduzione: dal 2012 al 2016 Bnp Paribas ha eliminato 236 filiali in Francia, passando da 2.200 a 1.964.

Anche le banche, e loro dipendenti, sono sottoposti alle conseguenze della rivoluzione tecnologica che sta cambiando ovunque il mondo del lavoro. «Un numero sempre maggiore di nostri clienti preferisce effettuare operazioni online piuttosto che andare in banca», dice Bonnafé, che ha già chiuso il 10% delle filiali francesi e sta tagliando il 2% dei suoi 30 mila dipendenti nella branca investimenti.

Non si creano posti di lavoro nel settore bancario, in questa fase. Lo sforzo è gestire la transizione. Parte dei tre miliardi di investimenti nel digitale sarà destinata alla riqualificazione degli attuali dipendenti.

Bonnafé non sembra preoccuparsi troppo del mutamento che stanno attraversando le banche e dello stato dell’economia in generale. La minaccia, semmai, arriva dalla politica.

Incognite politicheNon è chiaro in quale ambiente ci si troverà a operare dopo le elezioni nei Paesi Bassi e soprattutto in Francia, dove i partiti populisti potrebbero ottenere ottimi risultati sull’onda del successo di Donald Trump negli Stati Uniti. Se Marine Le Pen dovesse diventare presidente della République, ha già annunciato che organizzerebbe un referendum per uscire dall’Unione Europea e dall’euro. Una prospettiva che non può che agitare il capo della banca leader in Europa.

Bonnafé, noto per lavorare dalle 7 alle 22 e per dormire non più di quattro ore a notte, ha ereditato dalla storia famigliare la passione per l’impegno e anche una certa riconoscenza nei confronti delle conquiste europee.

Figlio di ingegnere, nato a Albi ma cresciuto a Parigi frequentando le migliori scuole, Bonnafé ama ricordare che entrambi i nonni paterni erano maestri di scuola che si erano pagati da soli gli studi, e che la nonna materna era sarta, e che tutti avevano cominciato a lavorare molto presto. «Non era il secolo scorso, e questo mostra che tutto sommato non si vive poi così male in Europa oggi».

Diplomato al Politecnico, appassionato di rugby, sposato a una angiologa rumena, due figli, Jean-Laurent Bonnafé guida un gruppo che dà lavoro a quasi 200 mila persone in 74 Paesi, e il poco tempo libero lo dedica alla famiglia. Giocando sul nome della banca qualcuno ha inventato il soprannome Bnp, «Bonnafé Non Parla», per sottolineare la riservatezza e l’abitudine a intervenire di rado, in occasione delle occasioni ufficiali.

In linea con gli sforzi delle autorità francesi negli ultimi anni, culminati con gli accordi di Parigi sul riscaldamento climatico, Bonnafé perseguirà lo sviluppo di Bnp Paribas tenendo conto delle esigenze ambientali. L’attenzione alle nuove tecnologie significa anche abbandonare quelle vecchie e superate. Come Natixis, Crédit Agricole e Société Générale, da quest’anno non finanzierà più la costruzione di nuove centrali a carbone, in nessuna parte del mondo.

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