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Bnp spinge sull’Italia: «Puntiamo su Bnl, vogliamo mille sportelli»

di Marco Moussanet

«Bnl, entrata nel gruppo nel 2005, è nel nostro cuore e vi resterà per sempre». Su invito del direttore generale di Bnp, Baudouin Prot, il suo vice Jean-Laurent Bonnafé risponde così – prima in italiano e poi in francese, per non rischiare di essere frainteso – alle voci che periodicamente rilanciano la possibilità di un disimpegno del gruppo francese dalla banca italiana. Mentre lo stesso Prot, a margine della presentazione del bilancio 2010, esclude la possibilità di altre operazioni di crescita esterna in Italia, visto che ancora una volta rispunta l'ipotesi Mps: «No, no, no», risponde il numero uno di Bnp Paribas. Il gruppo parigino ha negato inoltre interesse per Pioneer, messa in vendita da Unicredit e Bonnafé ha sottolineato che Bnl continuerà ad aprire nuove agenzie con l'obiettivo di arrivare a un totale di 1.000 filiali nel 2013 dalle attuali 864.

Non in Italia e neppure su altri mercati. La banca intende infatti concentrarsi sul consolidamento delle operazioni effettuate in questi ultimi anni. A partire ovviamente da Fortis, il pezzo forte che ha cambiato il profilo del gruppo, ma anche con Teb in Turchia e appunto Bnl in Italia. Che «dimostra una buona resistenza in un quadro generale ancora delicato e nel contesto di una ripresa economica debole e lenta». Se il costo del rischio è ancora alto e anzi è cresciuto del 21,1% a 817 milioni (107 punti base rispetto ai 91 del 2009) il coefficiente operativo costi/ricavi (58,5%) ha ormai raggiunto quello medio dei principali concorrenti (59,2%) quando nel 2006 lo scarto era considerevole (55,6% rispetto a 70,6%).

Sul fronte dei risultati Bnp Paribas chiude l'esercizio 2010 con ricavi in aumento del 9,2% a 43,9 miliardi e un risultato operativo in crescita del 3% a 17,4 miliardi. Che, grazie a un calo del 42,6% a 4,8 miliardi del costo di copertura dei crediti a rischio, si traduce in utili netti per 7,8 miliardi (superiori del 34,5% a quelli di fine 2009).

Profitti che collocano la banca al secondo posto in Europa (dopo Santander) e al quinto nel mondo – in attesa che arrivino i bilanci dei due principali istituti di credito cinesi, destinati a prendere la testa della classifica – ma che avrebbero potuto essere lievemente superiori se Bnp non avesse deciso di svalutare per 534 milioni il pacchetto di titoli Axa (5,2%) adeguandoli alla quotazione del 31 dicembre 2010 (12,45 euro).

Una decisione di grande prudenza (come dimostra il fatto che da allora il valore delle azioni del colosso assicurativo è salito del 28% a 15,40 euro creando una plus valenza latente di circa 365 milioni) che ha impattato sull'utile netto del quarto trimestre, per la prima volta da due anni inferiore alle previsioni degli analisti: 1,55 miliardi rispetto a 1,73 atteso dal mercato. Prot ha comunque ribadito che «Bnp è un azionista importante di Axa e intende restare tale a lungo».

Quanto alla redditività il colosso francese ha registrato un Roe del 12,3%, in lievissima crescita. E al riguardo il direttore generale ha osservato che con i nuovi vincoli di Basilea III si tratta ormai di una situazione strutturale: «È finito per sempre il tempo in cui le banche avevano livelli di redditività inusualmente alti. Ormai sono allineate allo standard delle migliori società di servizi».

Infine la solvibilità: Bnp ha mezzi propri per 69 miliardi, circa il doppio rispetto ai 36 del 2007, e un ratio Tier 1 dell'11,4 per cento. «Un livello che rimarrà alto – ha commentato Prot – con la decisione di continuare a destinare a riserva due terzi dei nostri utili netti».
 

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