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Bnp Paribas spinge Bnl al funding «domestico»

Bnl è pronta a tornare sul mercato obbligazionario? Lo suggerisce il Financial Times in un articolo pubblicato ieri nel quale arriva a ipotizzare che Bnp Paribas intenda chiedere alla controllata italiana di ricorrere all’emissione di bond per finanziare le proprie esigenze, finora coperte per lo più grazie alle risorse messe a disposizione dalla casa madre parigina.
In realtà, secondo quanto si apprende, lo scenario è differente da quello descritto dal quotidiano inglese, e nessuna emissione di bond Bnl sarebbe in programma. Quando nel 2006 il colosso francese acquistò il controllo del gruppo bancario romano, la situazione finanziaria di Bnl era piuttosto tesa. In ragione di ciò Parigi mise a disposizione fin da subito la proprio liquidità perché l’istituto potesse far fronte alle necessità di funding. In questi anni, però, il contesto è sensibilmente mutato. Bnl ha ritrovato la propria solidità patrimoniale e il proprio equilibrio finanziario tanto da essere uno dei gruppi principali del Paese. In virtù di questo, anche per riequilibrare il rapporto tra raccolta e impieghi dei singoli paesi, Bnp gradirebbe che Bnl desse ulteriore stimolo al funding aumentando la raccolta in Italia. Fermo restando che in caso di necessità sugli impieghi, la casa madre sarebbe sempre pronta a fare il proprio dovere.
In altre parole, l’auspicio di Bnp sarebbe che Bnl cresca sulle fonti di raccolta interne. Target perseguibile, in condizioni di mercato normali, con strumenti ordinari, come l’incremento dei depositi o l’utilizzo di prodotti specifici per il sollecito del risparmio. Certo, la congiuntura non è delle più favorevoli. Si vedrà dunque se alla fine si renderà necessario un ricorso al mercato obbligazionario più rotondo che in passato. In ogni caso, Parigi ha rassicurato che non limiterà il supporto all’istituto italiano. Anche perché, come ha dichiarato il chief executive di Bnp, Jean-Laurent Bonnafé, in un’intervista al Financial Times, non ci sono «rischi per l’Italia, né per l’Eurozona». Parigi, tuttavia, dopo aver messo al sicuro la propria posizione in Europa ora intenderebbe impiegare le risorse libere per un’espansione in Asia e negli Stati Uniti. Lo ha assicurato lo stesso Bonnafé sempre nell’intervista al Financial Times. «Per me è abbastanza ovvio che sia il momento di avviare le attività in Asia, partendo con la piattaforma per il fixed-income. E gli Stati Uniti faranno parte del gioco», ha dichiarato il banchiere.
Resta il fatto che il segnale arrivato in Italia da Parigi, al di là delle ambizioni espansionistiche delle quali si attendono dettagli più approfonditi, ha riaperto il dibattito sulle reali prospettive del mercato unico bancario europeo.
In particolare, mesi fa la Bafin, la Consob tedesca, ha impedito a UniCredit di prendere in prestito miliardi di euro di liquidità dalla sua controllata in Germania Hvb. Evidentemente nessuna legge poteva impedire all’istituto di Piazza Cordusio una simile procedura – la banca italiana opera in Germania attraverso la rete di Hvb, che è a tutti gli effetti una banca tedesca – eppure la Bafin si è messa di traverso. Il motivo? La giustificazione era che raccogliendo denaro in Germania e trasferendolo poi in Italia UniCredit metteva a repentaglio la sicurezza del risparmio tedesco. Detto ciò, è evidente che dietro le tensioni sul funding delle banche europee c’è anche lo stop della Bce all’assegnazione di fondi illimitati a tasso super-agevolato: i prestiti hanno permesso infatti alle banche, e soprattutto a quelle che presentavano i maggiori problemi di funding, di dotarsi di liquidità a basso costo senza ricorrere ai bond o ai trasferimenti delle loro controllanti estere.

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