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Bnp Paribas, maxi patteggiamento Pagherà 9 miliardi a Washington

Paga la più alta sanzione mai inflitta nella storia a New York, ma versando 8 miliardi e 834 milioni di dollari nelle casse federali e statali e ammettendo le proprie responsabilità Bnp-Paribas allontana lo spettro di vedersi ritirata la licenza ad operare negli Stati Uniti dopo l’accusa di essersi adoperata in un «complotto di lungo termine» che ha violato tra il 2002 e il 2009 le sanzioni inflitte dagli Usa a nazioni come Sudan, Iran e Cuba. 
I termini dell’accordo con il dipartimento della Giustizia americano, come era previsto, sono stati resi noti da uno dei magistrati inquirenti dopo la chiusura di ieri della Borsa di Wall Street. Quando a febbraio erano emersi i primi contorni dell’inchiesta del dipartimento della Giustizia e sono cominciati i colloqui tra i vertici di Bnp, guidati dal direttore generale Jean-Laurent Bonnafé, e gli investigatori, la maggiore banca francese accantonò subito 1,1 miliardi di dollari in previsione di una inevitabile sanzione. Una stima che sottovalutava enormemente le dimensioni della sanzione che da subito si capì sarebbe stata molto più alta, tanto che l’Istituto bancario fu costretto a comunicare al mercato la situazione subendo ripercussioni sul valore delle proprie azioni.
Il patteggiamento tra Bnp-Paribas, accusata di cospirazione e falso in bilancio, e il dipartimento della Giustizia prevede anche l’ammissione di colpevolezza di fronte ai giudici, l’allontanamento di un gruppo di manager dalla sede di New York e, si dice, un divieto di operare in dollari a partire dal primo gennaio 2015 nelle transazioni su petrolio e gas eseguite nel quartier generale di Parigi e nelle sedi di Ginevra e Singapore. Il sito del Wall Street Journal, poco prima dell’annuncio dell’accordo, sosteneva che Bnp avrebbe dovuto pagare subito «solo» due miliardi. L’accusa ritiene che Bnp-Paribas avrebbe aiutato i tre Paesi inseriti nella lista nera ad aggirare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti attraverso operazioni per un totale di 30 miliardi di dollari falsificando i documenti contabili. Già nel 2007 le autorità americane avevano avvertito la banca di ciò che rischiava, ma le operazioni sarebbero proseguite almeno fino al 2009 con strascichi fino al 2012. Sono stati commessi «errori» per i quali «riceveremo una pesante ammenda» dalle autorità americane «molto presto» aveva annunciato Jean-Laurent Bonnafé in una lettera spedita venerdì a tutti i dipendenti del colosso bancario francese.
In molti si erano detti preoccupati che la pesante sanzione, la cui entità era già emersa nei giorni scorsi, avrebbe potuto compromettere la stabilità della stessa banca con la conseguenza, come ha dichiarato il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, di un «rischio di impatto macroeconomico» globale.

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