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Bnp Paribas conferma la cedola Utile e impieghi di Bnl in crescita

Nonostante la pressione di tassi bassi e di un contesto di mercato sfavorevole, Bnl(gruppo Bnp Paribas) chiude il 2018 in scia con i risultati positivi dei mesi scorsi. Meno brillante la performance della capogruppo francese che, pur registrando una contrazione dell’utile netto a 7,5 miliardi (-3% sul 2017) con gli impieghi, invece, in salita del 3,9%, mantiene comunque invariata la cedola a 3,02 euro per azione.
La banca guidata da Andrea Munari archivia così il 2018 con un utile ante imposte di 356 milioni, in crescita di 164 milioni rispetto all’anno prima (sul quarto trimestre, invece, il dato è di 105 milioni a fronte dei 46 milioni dello stesso periodo del 2017). Gli impieghi mostrano un incremento dello 0,6% rispetto al 2017 e anche i depositi registrano un progresso del 4,7% grazie alla spinta derivante dai conti correnti. Segno positivo, poi, per le masse assicurative che marcano una crescita del 6,8% rispetto al dato di fine 2017.
Il margine di intermediazione è in calo del 4% sull’anno precedente, a quota 2,8 miliardi di euro (-1,4% il dato del quarto trimestre, a 722 milioni), mentre la riduzione del margine di interesse, impattato da un contesto di tassi bassi e da un posizionamento sulla clientela con miglior profilo di rischio, è del 6,6% (con una contrazione del 3,4%, invece, sul trimestre). Salgono dello 0,5% le commissioni per effetto dell’aumento delle commissioni bancarie, compensate però negativamente dal calo di quelle finanziarie (sul quarto trimestre, poi, l’incremento è dell’1,9 per cento).
Bene anche i risultati conseguiti attraverso il contenimento delle spese. I costi operativi, infatti, pari a 1,8 miliardi sono scesi dello 0,2% (-0,8% al netto del contributo aggiuntivo al Fondo nazionale di risoluzione), mentre, solo nel quarto trimestre, la diminuzione è del 3,6% per cento (440 milioni). Il risultato lordo di gestione, a quota 995 milioni, arretra del 10,1% rispetto al 2017, ma è positivo nell’ultimo trimestre dell’anno (282 milioni, +2,3% sull’anno prima). Il costo del rischio continua a diminuire (-279 milioni di euro nel 2017) e si attesta a 75 punti base in rapporto agli impieghi a clientela, mentre nell’ultimo trimestre è in calo di 54 milioni grazie al miglioramento del portafoglio creditizio (82 punti base in rapporto agli impieghi a clientela).
Tornando ai conti della capogruppo Bnp Paribas, nel quarto trimestre si osserva un recupero dell’utile netto che segna un incremento dell’1,1 per cento, a 1,4 miliardi (mentre sull’anno, come detto, il dato è negativo). Il margine di intermediazione si attesta a 42,5 miliardi, in calo dell’1,5% sul 2017 (che però beneficiava di plusavalenze legate, tra l’altro, a cessione di titoli), mentre nell’ultimo trimestre la contrazione è del 3,5% (10,1 miliardi). Se poi si esamina l’andamento delle divisioni operative, spicca l’aumento nell’International Financial Services (+3,4%), mentre soffrono sia Domestic Markets (-0,2%) che Cib (-7,5%). Salgono anche i costi operativi, a quota 30,5 miliardi (+2,1%), che però scontano l’impatto non ricorrente dell’esborso legato alla trasformazione delle linee di business e dei costi di ristrutturazione delle acquisizioni, al netto delle quali l’aumento sarebbe stato solo dell’1,2 per cento. Nelle divisioni operative, poi, l’incremento dei costi è comunque più contenuto (+1,7%). Da segnalare, poi, il calo del costo del rischio a 2,7 miliardi (-4,9%), pari a 35 punti base in rapporto agli impieghi a clientela. Nonostante il rallentamento, la banca conferma comunque il Common equity tier 1 ratio (Cet 1) – vale a dire il coefficiente patrimoniale che esprime il rapporto tra capitale di migliore qualità e gli attivi ponderati per il rischio – all’11,8%, stabile rispetto al dato comunicato a fine 2017.

Celestina Dominelli

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