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Bnp, la maxi-causa negli Usa e i timori per le banche europee

Bnp Paribas e il governo francese hanno tentato di tutto per convincere le autorità americane a usare clemenza nel multare la banca parigina per aver violato le sanzioni valutarie contro Iran e Sudan. Ma non è servito né rivolgersi alla Casa Bianca né chiedere aiuto ai partner europei, Bce inclusa.
A parte il rischio di un’interdizione a operare in valuta Usa, ci sarà una multa salatissima: tra gli 8 e i 9 miliardi di dollari. Quindici volte più della somma comminata a Credit Suisse per lo stesso genere di violazioni. E quasi 23 volte più di quella di Lloyds.
Il motivo di tanta severità è duplice. Innanzitutto il volume delle transazioni “sudanesi” in violazione delle sanzioni, quantificate in circa 30 di miliardi di dollari. Una cifra così alta da portare uno degli investigatori americani a dire a Il Sole 24 Ore che Bnp è «accusata di aver fatto quasi le veci di banca centrale parallela di Karthoum».
L’altra ragione è che l’inchiesta non è condotta solo dalle autorità federali – Dipartimento della Giustizia, del Tesoro e Federal reserve – bensì coinvolge anche due agenzie molto meno suscettibili alle pressioni di governi o authority straniere: il Dipartimento dei servizi finanziari dello New York e la Procura distrettuale di Manhattan.
Sebbene i media abbiano per lo più attribuito l’indagine ai federali, in realtà è nata su iniziativa della Procura di Manhattan, che nell’autunno del 2009 ha ricevuto una segnalazione anonima sul ruolo che Bnp stava avendo a supporto del sistema bancario sudanese nelle transazioni in dollari.
«Stavamo indagando sulle banche europee che supportavano il sistema bancario iraniano, ma la segnalazione ci spinse a guardare soprattutto al Sudan», ricorda una persona che ha partecipato alle indagini ma chiede l’anonimato perché non autorizzata a parlare con la stampa. «Scoprimmo che tramite una sua sussidiaria Svizzera, Bnp violava le sanzioni che vietavano le transazioni in dollari con il Sudan in modo tanto sistematico quanto spudorato. Mentre con l’Iran, per non turbare il mercato del greggio, era stata infatti concessa una deroga alle sanzioni per le compravendite petrolifere che aveva introdotto un velo di ambiguità, con il Sudan non c’era alcuna deroga né ambiguità. Era vietato tutto».
La serie di banche multate non si esaurirà però con Bnp. A Il Sole 24 Ore risulta che la prossima multa con tutta probabilità toccherà alla tedesca Commerzbank. E poi alla connazionale Deutsche Bank. Mentre tra le banche francesi in attesa del verdetto sono anche i due colossi finanziari Société Générale e Crédit Agricole.
A pagare il prezzo di operazioni spericolate condotte ci si aspetta sia anche il gruppo italiano UniCredit. Come ha già anticipato il nostro giornale, la sua controllata tedesca HypoVereinsbank, oggi chiamata UniCredit Bank Ag, è infatti sotto inchiesta per aver violato le sanzioni fornendo servizi finanziari a un gruppo di trasporto marittimo sotto embargo perché usato da Teheran per il trasporto di precursori chimici del suo programma missilistico.

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