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Bnp, la Borsa ignora la maxi-sanzione

Il mercato ha salutato con un rialzo del titolo Bnp Paribas del 3,6% l’accordo raggiunto tra il colosso bancario francese e le autorità americane. Un’intesa annunciata lunedì sera a New York, dopo la chiusura di Wall Street, ma i cui contorni erano noti da giorni e quindi ampiamente scontati da una Borsa che dall’inizio dell’anno aveva già fortemente penalizzato il gruppo guidato da Jean-Laurent Bonnafé.
La giornata di ieri è stata d’altronde dedicata a rassicurare operatori, analisti e risparmiatori. Ha iniziato proprio Bnp, con un lungo comunicato in cui ha fornito i dettagli dell’accordo, confermato di aver riconosciuto la propria responsabilità nella violazione dell’embargo nei confronti di Sudan, Iran e Libia e spiegato che la banca è sufficientemente solida per assorbire l’impatto delle sanzioni.
Sia quelle finanziarie (6,6 miliardi che andranno a impattare per 5,8 miliardi sui conti del secondo trimestre, che verranno presentati il 31 luglio, dopo gli accantonamenti per 800 milioni già realizzati) sia quelle regolamentari. Dal 1° gennaio 2015 e per un anno la banca non potrà effettuare compensazioni in dollari su alcune operazioni di finanziamento degli scambi internazionali di materie prime (in particolare petrolio e gas), ma Bnp ricorrerà, come in parte già fa oggi, ai servizi di banche terze.
Il danno potenziale, secondo alcuni analisti, dovrebbe essere nell’ordine dei 100 milioni. Bazzeccole, per un gigante come Bnp Paribas. L’importante era ovviamente evitare una sospensione della licenza bancaria negli Stati Uniti.
Bonnafé ha inoltre ribadito che le sanzioni non avranno alcun impatto sul piano strategico 2014-2016, che il ratio dei mezzi propri in versione Basilea 3 rimarrà «nell’ordine del 10%» e che per il 2014 ci sarà un dividendo certo più basso del previsto ma comunque in linea con quello dell’anno scorso (1,50 euro).
A ruota sono intervenuti l’Authority francese di controllo delle banche (per chiarire che non ci saranno conseguenze sui livelli di solvibilità e liquidità del gruppo) e il ministro delle Finanze Michel Sapin (per rivendicare un ruolo nella vicenda, sottolineando che «in conformità con quanto chiesto dai responsabili politici francesi, le sanzioni puniscono gli errori del passato ma salvaguardano il futuro»).
Tutto questo ha consentito a Moody’s di confermare il rating (A1) e alla Borsa di tirare anch’essa, dopo Bnp, un sospiro di sollievo per la chiusura della vicenda con minori danni rispetto a quelli immaginati in un primo tempo da autorità americane che hanno esplicitamente accusato la banca di truffa.
Il titolo ha trainato l’intero listino (in rialzo dello 0,9%) e gli altri grandi gruppi bancari francesi, anch’essi oggetto di indagini ma con rischi potenziali assai meno importanti: Société Générale ha chiuso in aumento del 2,8% e il Crédit Agricole del 3 per cento.

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