Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

BNL e i prestiti di sostenibilità stripe: Ecommerce col freno tirato

L’importo non è elevato, tre milioni di euro, ma l’idea sottostante è importante. Alla Bnl, banca italiana del gruppo francese Bnp Paribas guidata da Andrea Munari, lo hanno definito positive loan, ovvero prestito positivo, perché premia comportamenti virtuosi, prevedendo condizioni che diventano migliorative per l’azienda al raggiungimento di precisi obiettivi di sostenibilità. Destinatario del prestito è il gruppo Jcoplastic, di Battipaglia, in provincia di Salerno, con stabilimenti anche a Buccino e a Sant’Angelo Le Fratte (Potenza). Jcoplastic ha una posizione di rilievo nel settore della progettazione e produzione industriale di contenitori in materiale plastico per l’ecologia e l’agroindustria, con know-how all’avanguardia per competitività, tecnologia, innovazione, standard qualitativi e il controllo di società all’estero (Spagna, Austria, Grecia, Turchia, Romania), oltre a una commerciale in Inghilterra e partnership in Francia, Nord e Sud-America, Emirati Arabi e Nord-Africa. Nel caso di Jcoplastic il prestito positivo diventerà tale con lo sviluppo del protocollo «Km 0»: i prodotti realizzati dalla Jcoplastic e venduti sul mercato, una volta giunti a «fine vita» vengono ritirati dai clienti, ritrasformati in materia prima utilizzata e reimmessi in produzione. In precedenza sono stati ammessi al prestito positivo, tra le altre, Brembo, Granarolo e Aboca.

Online bloccato dalle regole
Un white paper che viene pubblicato oggi da Stripe, società tecnologica globale che costruisce infrastrutture per l’economia di Internet, ha rivelato come le incoerenze normative siano un ostacolo chiave alla visione di un mercato unico digitale per molte aziende europee che operano online, in quanto alle prese con richieste sempre più complesse nel quadro regolamentare. Lo studio, condotto tra 500 imprenditori europei a capo di imprese che operano online da B2B International per conto di Stripe, ha rilevato che solo 1 azienda su 3 (33%) è attualmente certa di essere conforme agli standard normativi e meno di una su 4 (24 %) è sicura di comprendere quali normative la riguardino. Tre quarti (72%) degli imprenditori intervistati ritiene che il rispetto di tutti i requisiti normativi internazionali necessari stia rallentando la loro crescita, con un 30% che afferma che si tratta di «una grande sfida» e un 42% concorda sul fatto che la conformità stia diventando sempre più difficile. Ciò ha anche un impatto diretto sulle ambizioni commerciali oltre frontiera: il 41% delle imprese che stanno attualmente ritirando la propria presenza online sui mercati internazionali lo fa perché le normative sono aumentate da quando si sono espanse in alcuni Paesi. In definitiva le normative europee sono e rimangono importanti in quanto a definizione degli standard, consentendo qualità, sicurezza e differenziazione, ma se non armonizzate l’ecommerce pan-europeo è ostacolato da regolamenti opachi o nascosti che ne limitano lo sviluppo. In media ogni impresa operante online dichiara che potrebbe aumentare i ricavi del 30% di fronte a un contesto veramente «unico», con la conseguenza che il pil online europeo potrebbe crescere di oltre 100 miliardi di euro in questo settore.

Polis vende l’ultimo
Polis Fondi sgr ha venduto l’immobile di proprietà del Fondo Polis in liquidazione che si trova a Trezzano sul Naviglio, per un corrispettivo di 2,85 milioni di euro, oltre oneri. Con questa operazione risulta finalizzata la dismissione degli asset del portafoglio immobiliare del Fondo Polis. Polis Fondi sgr è partecipata da sei Banche (Ubi, Bper, Popolare di Sondrio, Popolare di Vicenza in Lca, Sanfelice 1893, Banca Valsabbina) e da Unione Fiduciaria.

Il mattone di Mamacrowd
Mamacrowd entra nell’immobiliare. Primo progetto è «G311 – Green Living», un progetto costituito da due edifici residenziali – a Milano in via Gallarate 311 – che valorizza le nuove esigenze ed esperienze abitative emerse anche in questi mesi di lockdown. Già online, si tratta della più grande campagna di equity crowdfunding mai realizzata in Italia: punta a raccogliere fino a 4,4 milioni di euro, traguardo ambizioso ma alla portata di G311 dato che il progetto conta già adesioni per oltre 1,7 milioni di euro. Si tratta di 2 edifici residenziali di otto piani fuori terra, per un totale di 71 abitazioni, già realizzati al rustico, con cantine ed autorimesse interrate. L’intero progetto è stato già ripensato interpretando le rinnovate esigenze messe in evidenza in questi mesi di lockdown, durante i quali la casa ha caratterizzato in maniera particolare il vivere quotidiano. L’entry level è di soli 500 euro e questo permette di partecipare al progetto di G311 senza un grande impiego di capitali ma è stato previsto un reward maggiorato a coloro che decidono di investire cifre più abituali per un investimento immobiliare (100 mila euro e più).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non chiamatela più utility locale. Il gruppo A2a cerca il salto di categoria: da società dei servi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo la crisi, scatta la "riscrittura" del Recovery Plan da parte del Parlamento. Il documento di 16...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A2A lancia il piano industriale al 2030 per riposizionare l’azienda, «passando dal mezzo al fine,...

Oggi sulla stampa