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Bluebell preme Mediobanca “Distribuisca a tutti i soci il 13% di azioni Generali”

MILANO — Dopo la battaglia su Ansaldo Sts al fianco del fondo Elliott, vinta, e quella contro gli ex amministratori di Mps Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, persa, ora la Bluebell, la società di gestione basata a Londra dei due partner italiani Giuseppe Bivona e Marco Taricco, con Francesco Trapani (ex ad di Bulgari) chairman, ha inquadrato un nuovo obbiettivo: Mediobanca. Da circa un anno la merchant bank ha registrato l’ingresso di un nuovo socio forte, la Delfin di Leonardo Del Vecchio, che dopo aver rastrellato in Borsa il 9% del capitale ha da poco chiesto alla Bce l’autorizzazione a salire fino al 20%. Autorizzazione che dovrebbe arrivare entro l’estate e comunque prima della prossima assemblea di ottobre. Probabilmente annusando aria di battaglia, Bluebell ha inviato una lettera al presidente di Mediobanca elencando una serie di inefficienze che, a suo modo di vedere, dovrebbero essere corrette. «La società è da tempo seduta sugli allori e viene gestita perpetuando l’interesse del vertice aziendale, con il risultato di esprimere risultati ben al di sotto del suo potenziale ».
La critica più incisiva è quella che riguarda il gruppo assicurativo Generali, di cui Mediobanca possiede il 13%, assorbendo troppo capitale (40% del Cet 1) e contribuendo in gran parte (39%) all’utile complessivo di Mediobanca. Per questo, nelle sue conclusioni, Bluebell chiede ai vertici di Piazzetta Cuccia di «distribuire agli azionisti il capitale in eccesso nella forma di un dividendo straordinario, pagato dalle riserve, come combinazione di attribuzione gratuita di azioni Generali e attribuzione gratuita di warrant su azioni Generali, cioé diritti che danno agli azionisti la facoltà di acquistare azioni Generali».
A questa proposta l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, ha già avuto modo di controbattere nelle sue presentazioni agli analisti. In primo luogo perché la Bce ha raccomandato alle banche di non distribuire dividendi post Covid, anche per non ridurre i valori di Borsa. In secondo luogo perché si andrebbe a indebolire l’azionariato di Generali e quel nocciolo duro di soci italiani che rappresenta uno scudo contro eventuali incursioni. E, infine, perché Nagel prevede di fare una grande acquisizione nell’ambito del ‘wealth management’ che può essere realizzata in parte utilizzando l’eccesso di capitale esistente e in parte vendendo o scambiando una parte di azioni Generali .

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