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Con Blockchain e Qr Code la tracciabilità arriva al super

Oggi i consumatori sono sempre più interessati a sapere da dove proviene e come viene trattato ciò che mettono in tavola. Ecco perché la grande distribuzione organizzata e alcuni marchi alimentari stanno investendo in progetti per monitorare tutti i passaggi della filiera dei prodotti e per renderli accessibili e trasparenti ai loro clienti, grazie per esempio alla possibilità di inquadrare le etichette con lo smartphone per avere informazioni sull’origine e il percorso del cibo che si trova sugli scaffali dei negozi.

I progetti dei supermercati. La grande distribuzione organizzata si sta muovendo su questo fronte con diverse iniziative che si basano sull’utilizzo della tecnologia blockchain (un database di informazioni digitali distribuito, strutturato in nodi di rete o blocchi collegati tra loro, che garantisce l’immutabilità del dato registrato e lo storico delle informazioni del prodotto) per realizzare il tracciamento sicuro e trasparente della filiera produttiva, in modo da conoscere ogni singolo passaggio della catena di approvvigionamento.

Per esempio Auchan Retail Italia, dopo il lancio dell’utilizzo della blockchain a livello internazionale, ha portato l’iniziativa anche nella Penisola, partendo dalla carota di filiera, da questo mese. Grazie alla collaborazione con Big Group, start-up italiana, e Te-Food, partner tecnologico dell’insegna, tutte le fasi della vita del prodotto possono essere accessibili ai consumatori, in completa trasparenza.

Ciò è reso possibile dall’app Filiera Auchan con cui il cliente può scansionare un codice Qr sull’etichetta, per conoscere l’origine e il percorso del cibo che si trova sui banchi del supermercato e avere informazioni, per esempio i valori nutrizionali o le caratteristiche di produzione, l’utilizzo di trattamenti chimici, la varietà, il calibro, la categoria, con la geolocalizzazione dell’azienda agricola di coltivazione.

Entro il mese di giugno la tecnologia blockchain verrà utilizzata anche per la filiera del pollo: a oggi le filiere Auchan sono più di quaranta, comprendono carne, pesce, frutta e verdura, e sono sviluppate in stretta collaborazione con gli attori del mondo agricolo; grazie a esse ogni prodotto è controllato dal campo o dall’allevamento fino al carrello.

Il progetto coinvolgerà tutto il gruppo, che oggi opera in 19 regioni con una rete di circa 1.500 punti vendita, tra ipermercati Auchan, supermercati Auchan, Simply, IperSimply, negozi di prossimità MyAuchan e PuntoSimply e oltre 50 drugstore Lillapois; sugli scaffali di ipermercati e supermercati sono presenti oltre 5mila prodotti a marchio e circa 17mila prodotti locali.

Anche Carrefour sta andando in questa direzione. Uno dei pilastri della strategia dell’insegna è valorizzare la filiera in un’ottica di maggiore sicurezza e trasparenza: dal 2017, con il lancio della Filiera Qualità Carrefour, oltre 4 mila produzioni sono state mappate e garantite a livello di origine e qualità e nel 2018 Carrefour Italia ha iniziato ad applicare la tecnologia blockchain in quest’ambito.

Il primo prodotto a esser stato mappato è stato il pollo a marchio Filiera Qualità Carrefour: da settembre scorso, infatti, in tutti i punti vendita italiani della catena di supermercati, i clienti possono verificare digitalmente e in tempo reale le informazioni legate all’intera filiera di questo alimento, dalla sua origine all’arrivo nel negozio, inquadrando il Qr Code presente sulla confezione attraverso il proprio smartphone con l’app MyCarrefour.

Al pollo si sono poi affiancate le arance tarocco e i limoni di Sicilia Filiera Qualità Carrefour: anche in questo caso grazie alla lettura del Qr Code applicato sull’etichetta, il cliente può visualizzare i dati dinamici e specifici di ogni lotto, forniti dai vari attori della filiera, come per esempio l’agrumeto di provenienza, il nome dell’azienda produttrice e la data di raccolta.

Il gruppo in Italia conta su 1.083 negozi suddivisi in 51 ipermercati Carrefour, 412 supermercati Carrefour Market, 605 punti vendita di prossimita Carrefour Express, 13 Cash and Carry (Docks Market e GrossIper) e 2 punti vendita Supeco.

Un’altra realtà che sta investendo nella tracciabilità è Coop: all’inizio degli anni 2000, l’insegna infatti ha cominciato a certificare la tracciabilità di alcuni cibi considerati a rischio come l’olio, le conserve di pomodoro, le uova e il latte.

Dal 2013, vista l’importanza sempre crescente che il web riveste nella ricerca di informazioni sull’argomento, è attivo il sito www.cooporigini.it, su cui si può verificare, prodotto per prodotto, la provenienza degli ingredienti principali, vale a dire quelli che sono presenti in percentuale più elevata e che ne determinano le caratteristiche.

Oltre a ciò, per alcuni cibi ritenuti potenzialmente più problematici, Coop ha deciso di effettuare controlli lungo tutta la filiera, con le filiere controllate Coop, che consentono di ricostruire la storia di ogni prodotto, con l’identificazione di tutte le aziende coinvolte: in ogni momento è possibile risalire agli operatori che hanno preso parte alle singole fasi di trasformazione. Tra gli alimenti Coop da filiera controllata ci sono frutta e verdura, carni e pesce freschi, salumi, latte e olio extravergine di oliva.

Le iniziative dei marchi alimentari. Ci sono anche alcune aziende alimentari che stanno puntando sulla tracciabilità: per esempio Barilla ha avviato l’anno scorso, in collaborazione con Ibm Italia, un progetto pilota (basato sulla tecnologia blockchain) per la filiera del basilico utilizzato per preparare il pesto, grazie a cui può garantire la provenienza italiana del basilico e anche la lavorazione immediata subito dopo lo sfalcio; inoltre, nell’eventualità di un evento negativo che colpisca le aree dove il basilico viene coltivato, l’impresa può verificare le condizioni del prodotto e capire se è ancora utilizzabile.

Oppure c’è Spinosa, azienda specializzata in mozzarella di bufala campana Dop e derivati, che ha lanciato un progetto di certificazione blockchain della sua mozzarella, rendendo accessibile ai consumatori la filiera del prodotto attraverso la scansione di un Qr Code posizionato sulle confezioni.

La soluzione, basata sulla piattaforma EY OpsChain Food Traceability, consente di fornire dati puntuali sui soggetti di filiera, il lotto di produzione, coinvolgendo tutti gli attori adibiti alla raccolta del latte presso gli allevatori e rendendo possibile seguire tutte le fasi del processo come la pastorizzazione, la cagliatura, la maturazione, la filatura, fino al confezionamento e alla data di uscita dallo stabilimento.

Irene Greguoli Venini

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