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Il blocco delle rate vale due miliardi

Un sistema di garanzie del valore di 2 miliardi affidate al Fondo di garanzia per le Pmi gestito dal Mediocredito centrale. È questa l’ipotesi alla quale sta lavorando il ministero per l’Economia, in collaborazione con la Banca d’Italia, per ampliare la portata dell’intervento del sistema bancario per la moratoria sui prestiti alle Pmi e sui mutui per l’acquisto della prima casa. Se il percorso sembra tracciato, l’esito è ancora incerto perché nella serata era in atto un serrato confronto tra le strutture del Mef e le vari parti politiche sui requisiti da fissare per contenere l’operazione ai casi che realmente necessitano di un sopporto. Ieri era stata la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, a dichiarare «mutui, tasse, è tutto sospeso, in tutta Italia».

L’operazione non è così semplice perché se sulle tasse lo Stato può decidere in autonomia, altrettanto non può accadere per il settore privato. Tanto è vero che per rendere operative le moratorie saranno usati strumenti già esistenti: per quanto riguarda le imprese, sabato scorso l’Abi ha annunciato un accordo con le categorie imprenditoriali per estendere, attraverso un Addendum all’accordo sul credito 2019, ai prestiti erogati tra il 15 novembre 2019 e il 31 gennaio 2020 la possibilità di sospendere fino a un anno il pagamento della quota capitale di un finanziamento in bonus o chiederne l’allungamento, per i prestiti di durata inferiore a un anno, di altri 270 giorni. Sempre per le Pmi, nel caso di mutui è possibile un allungamento fino al 100% della durata residua del prestito.

Per quanto riguarda i mutui alle famiglie ci sono due strumenti. Il fondo istituito per le prime zone rosse e gli 11 comuni interessati dallo stato di emergenza legato al coronavirus e che ha valenza sino al 31 luglio 2020. Esso prevede la sospensione delle rate del mutuo per l’acquisto della casa per le famiglie e per gli immobili di proprietà destinati ad attività commerciali.

Inoltre c’è il Fondo Gasparrini di solidarietà per i mutui legati all’acquisto delle prime case per finanziamenti del valore non superiore ai 250 mila euro e per chi ha reddito Isee non superiore a 30 mila euro. Inizialmente il fondo era attivabile per caso di morte, handicap grave, perdita di lavoro con uno stop fino a 18 mesi della rata, sia capitale e interessi . Il decreto 9 del 2 marzo scorso ha ampliato la portata anche a chi subisce riduzione delle ore di lavoro e sospensione del lavoro e ha validità su tutto il territorio nazionale. In questo caso, però, l’accordo non è immediatamente operativo, ma serve un decreto applicativo per identificare i requisiti di chi vi può accedere. La sospensione può valere anche per 18 mesi non consecutivi.

Sono questi i tre strumenti sui quali andranno a operare le garanzie pubbliche che potranno intervenire sulla quota di interessi che alle imprese (non viene sospesa dalla moratoria ordinaria) o sul periodo di allungamento di un mutuo. Tutto questo per evitare onerosi nuovi accantonamenti patrimoniali per le banche. L’ipotesi che possa essere il Fondo per le Pmi il veicolo privilegiato è legata al fatto che questo sarebbe subito operativo, mentre altre forme di garanzia pubblica dovrebbero comunque avere provvedimenti applicativi che richiedono tempo. L’esistenza di una garanzia pubblica, comunque, non potrà essere di per sé abilitazione a sospendere le rate a chiunque ne faccia richiesta.

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