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Blocco dei licenziamenti, Orlando riparla di proroghe

Qualcosa si muove sul blocco dei licenziamenti. Il pressing dei sindacati per ottenere una proroga oltre il 30 giugno sta aprendo una breccia nella maggioranza. E il ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd) vede nuovi spazi di manovra, che potrebbero concretizzarsi in Parlamento, con gli emendamenti che verranno presentati da diverse forze politiche. «Ho visto che si sta facendo strada un ragionamento sulla selettività rispetto ad alcune filiere», dice Orlando, «se questo ragionamento c’è, io sono pronto». In sostanza si pensa a proroghe settoriali del blocco dei licenziamenti per i settori più in crisi, come tessile e moda. Intanto, i 5 Stelle, che ieri hanno incontrato i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, annunciano emendamenti per la proroga. «C’e’ la necessità di prolungare il blocco per alcuni mesi — dice il Movimento — Non è un tema ideologico, ma bisogna prima riformare gli ammortizzatori sociali e le politiche attive e poi arrivare a uno sblocco». Oggi i pentastellati incontreranno la Confindustria, che non ha cambiato idea. «L’industria manifatturiera — dice il presidente Carlo Bonomi — dall’inizio dell’anno ha assunto 123 mila persone, non ci sono motivi per proseguire il blocco, le imprese hanno bisogno di assumere, non ci licenziare». Posizione, questa, sostenuta dal leader della Lega, Matteo Salvini, che ieri ha incontrato il premier, Mario Draghi. Bonomi parla addirittura di «condizioni per un piccolo miracolo economico», con una crescita del Pil che potrebbe superare quest’anno il 5%. Il leader degli imprenditori respinge quindi certe previsioni catastrofiche che parlano di 2 milioni di posti a rischio: «Se vogliamo dare un numero, parliamo di 100mila persone al massimo», che secondo Bonomi potrebbero essere gestite anche con i contratti di espansione (in pensione fino a 5 anni prima)

A corroborare l’ipotesi di una crescita superiore alle attese (+4,5% il Pil nel 2021, secondo le stime del governo) c’è quanto detto ieri in audizione dal ministro dell’Economia, Daniele Franco: dopo il segnale positivo del primo trimestre (+0,1%), se continua così, la previsione «verrà rivista al rialzo». Franco ha poi detto che «meno di 2 milioni» di imprese e partite Iva hanno chiesto i contributi a fondo perduto, contro i 3 milioni previsti. Alla fine si spenderanno, secondo il ministro, 6 miliardi e non 11. Le risorse che avanzeranno serviranno ad ampliare la platea dei beneficiari (aziende fino a 15 milioni di fatturato anziché 10) e a «rafforzare altri contributi a fondo perduto». Sui lavoro Franco dice: «Non mi aspetterei un’ondata enorme di licenziamenti. Ma il governo monitorerà la situazione, pronto a intervenire».

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