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Bloccato l’ascensore rumoroso

Stop agli impianti di ascensore rumorosi in condominio. La Cassazione ha infatti individuato nelle disposizioni speciali a tutela dell’ambiente i parametri oggettivi per valutare la soglia di normale tollerabilità delle immissioni rumorose anche nei rapporti tra i privati. Questa l’interessante conclusione contenuta nella sentenza n. 25019 pronunciata dalla seconda sezione civile della Suprema corte lo scorso 6 novembre 2013.

Il caso concreto. Nella specie una condomina aveva citato dinanzi al giudice di pace di Ancona il proprio condominio, in persona dell’amministratore pro tempore, perché fossero dichiarate illegittime le immissioni acustiche provenienti dall’ascensore condominiale e perché, conseguentemente, ne fosse ordinata la cessazione con condanna alla realizzazione di tutte le conseguenti opere necessarie. Nonostante le eccezioni difensive formulate dal condominio costituitosi in giudizio, il giudice, in parziale accoglimento della domanda della condomina, aveva riconosciuto l’illegittimità delle immissioni acustiche provenienti dall’ascensore, ordinandone la cessazione e demandando all’assemblea, sulla scorta della relazione resa dal consulente tecnico d’ufficio, di provvedere all’attuazione dei rimedi indispensabili allo scopo. Il condominio, per nulla soddisfatto dell’esito del procedimento, aveva quindi impugnato la sentenza dinanzi al tribunale. Anche detto giudice, tuttavia, accogliendo pienamente le valutazioni operate dal consulente tecnico d’ufficio, il quale aveva rilevato che l’ascensore produceva emissioni rumorose superiori ai limiti imposti dalla legge, aveva confermato la valutazione di intollerabilità di queste ultime.

La decisione della Suprema corte. La seconda sezione civile della Cassazione, nel respingere a sua volta l’impugnazione proposta dal condominio avverso la sentenza di appello, ha chiarito che i criteri per la determinazione dei limiti massimi di esposizione al rumore indicati dal dpcm del 1° marzo 1991, ancorché dettati per la tutela generale del territorio, possono essere utilizzati come parametro di riferimento anche per stabilire l’intensità e quindi la soglia di tollerabilità delle immissioni rumorose nei rapporti tra privati, dunque anche in ambito condominiale.

Tuttavia i giudici di legittimità hanno ritenuto che tali criteri debbano essere considerati come un limite minimo e non massimo, dato che gli stessi sono meno rigorosi di quelli applicabili nei singoli casi ai sensi dell’art. 844 c.c., norma generale sulle immissioni, con la conseguenza che, in difetto di altri eventuali elementi, il loro superamento è idoneo a determinare la violazione della predetta disposizione codicistica.

Nella specie, sulla base delle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio, era stato accertato il superamento della normale tollerabilità delle emissioni provenienti dall’ascensore condominiale prendendo come parametro di riferimento il criterio comparativo tra il rumore con e senza la sorgente disturbante nella differenza massima di 3 decibel. La Suprema corte ha comunque inteso chiarire come i parametri di cui al dpcm del 1° marzo 1991, pur potendo essere considerati come criteri minimali di partenza al fine di stabilire l’intollerabilità delle emissioni che li eccedano, non siano vincolanti per il giudice civile che, nell’accertamento discrezionale dell’entità delle immissioni nell’ambito privatistico, può anche motivatamente discostarsene, pervenendo a un giudizio di intollerabilità ex art. 844 c.c. anche nelle ipotesi in cui i limiti minimi di legge non siano stati superati.

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