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Bloccati 2,5 milioni a Paolo Ligresti stava per trasferirli in Svizzera

Tutto era pronto per far “emigrare” i soldi in Svizzera, due milioni e mezzo di euro tra azioni e denaro di proprietà di Paolo Ligresti. Il sospetto è che dovessero essere messi al sicuro dalle migliaia di azionisti che chiedono di costituirsi parte civile nel processo contro di lui a Torino. Ma la Guardia di Finanza con un provvedimento urgente li ha sequestrati ieri a garanzia delle spese di giustizia. Dopo che aveva scoperto che la Compagnia Fiduciaria Nazionale, per conto dei Ligresti, ne aveva disposto il trasferimento. Ed è ancora braccio di ferro sul patrimonio tra la Procura di Torino e la famiglia dell’immobiliarista di Paternò nell’ambito dell’inchiesta Fonsai. Dopo il congelamento di 250 milioni ad agosto dello scorso anno, poi annullato dai giudici, quello di ieri è stato il tentativo di “salvataggio” di quel che resta in mano alla società Pegasus, del terzo figlio di Salvatore, delle quote di Fondiaria dopo la diluizione e la fusione. «Il sequestro di cui discutiamo ha una natura conservativa e non sostiene in alcun modo la natura illecita del trasferimento di denaro — dice l’avvocato difensore di Paolo, Davide Sangiorgio — l’operazione finanziaria che è stata bloccata non ha nulla di illegittimo». L’avvocatofarà ricorso per chiedere il dissequestro.
L’allarme è scattato quando la fiduciaria che opera per conto della famiglia Ligresti, la Compagnia Fiduciaria Nazionale, ha disposto che 2 milioni e mezzo di euro in titoli e denaro fossero trasferiti da una banca italiana in territorio elvetico, su un conto intestato a Pegasus, la società di diritto lussemburghese di proprietà di Paolo Ligresti. Proprio in quei giorni si celebrava l’udienza preliminare dell’inchiesta nella quale è accusato di falso in bilancio e aggiotaggio informativo, e 1500 piccoli azionisti chiedevano di costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento. Paolo Ligresti non è mai rientrato dalla Svizzera dove gode dei diritti di cittadinanza e da dove ha osservato, libero, tutte le tappe dell’inchiesta su Fonsai che hanno portato in carcere il 17 luglio scorso il padre Salvatore e le due sorelle, Giulia Maria e Jonella, oltre agli ex manager della compagnia assicurativa che ora ha completato la fusione con Unipol ed è diventata Unipol-Sai.
Un milione e centomila euro del valore sequestrato ieri dalla Guardia di Finanza del Nucleo tributaria era proprio in azioni Unipol-Sai e corrispondeva al controvalore dei titoli di proprietà di Paolo Ligresti, quello che era rimasto a lui dopo la diluizione del capitale della famiglia in vista della fusione. Il provvedimento non è però parte di un nuovo filone d’inchiesta o di un’altra ipotesi di reato, ma di un sequestro cautelare a scopo conservativo a tutela dell’erario e degli azionisti che, in caso di condanna, dovranno essere rimborsati: Paolo Ligresti potrebbe essere processato e il giudice vuole assicurarsi chenon disperda il patrimonio
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