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Blitz di Femen contro Draghi Bce: “Gli acquisti funzionano nessuno stop anticipato”

«End the Ecb dictatorship! », basta con la dittatura della Bce. Sorprendendo tutti, la ventunenne attivista tedesca di Femen Josephine Witt è stata l’evento del giorno alla conferenza stampa di Mario Draghi dopo la riunione del board. Accreditatasi come giornalista, ingannati i controlli, è balzata sul tavolo del presidente, gli ha lanciato addosso un enorme pacco di coriandoli, ha gridato i suoi slogan. La sicurezza è intervenuta subito, Draghi è apparso sorpreso ma tranquillo, ha alzato le braccia in un naturale gesto di difesa, poi ha ripreso con aplomb britannico: «Adesso riprendiamo da dove eravamo rimasti, prego la prossima domanda». Applauso finale insolito dei giornalisti. Oltre la cronaca della protesta, un forte segnale politico di “Supermario”: «il quantitative easing è in corso da appena un mese e comincia a funzionare, non comprendo critiche (specie tedesche, ndr) e richieste di terminarlo, è come se un maratoneta chiedesse dopo solo un chilometro se la corsa è finita. La ripresa inizia, il suo futuro dipende dalle riforme».

L’incursione dell’attivista di Femen ha conquistato titoli alti su tv e siti, e creerà problemi ai responsabili dei controlli di sicurezza della modernissima, neo-inaugurata sede della Bce. Certo, i metal detector non possono scoprire se qualcuno entra in una conferenza- stampa con coriandoli nascosti nelle tasche. Ma è incredibile che Josephine Witt sia riuscita a spacciarsi per giornalista accreditata, con documenti falsi secondo quanto dicono i media online tedeschi. «Sono un’attivista e freelance», ha detto la ragazza. Al di là dello show, quasi un seguito sgarbato ma incruento delle violente proteste di piazza di Blockupy davanti alla Bce un paio di settimane fa, contano i segnali di Draghi. «L’attuazione del quantitative easing — ha detto il presidente della Bce — procede regolarmente in linea con le nostre stime, e ci sono evidenti prove dei suoi benefici. Gli ultimi indicatori suggeriscono che la crescita sta guadagnando slancio e che si amplierà e rafforzerà gradualmente ». L’inflazione «grazie alle nostre misure di politica monetaria dovrebbe risalire durante il 2015 e crescere ancora nei due anni successivi», ha spiegato Draghi. Una risposta calma ma decisa alle richieste sempre più forti, specie da parte tedesca, di decidere al più presto una fine del QE (che è previsto continui almeno fino a settembre 2016), anche perché i tassi bassi o zero pesano sui risparmiatori della Bundesrepublik, e gli interessi negativi sui titoli sovrani tedeschi possono rendere impossibile il loro acquisto sui mercati secondari da parte della Eurotower.
«Sono piuttosto sorpreso», ha detto Draghi commentando quelle critiche. E anche: «Ci sono valutazioni esagerate su eventuali problemi di scarsità di titoli. Il nostro programma è abbastanza flessibile da adattarsi se le condizioni dovessero cambiare». E comunque, per le banche «non cambia nulla dal punto di vista dei requisiti di capitale se vendono titoli in cambio di liquidità, dunque è prematuro ipotizzare problemi di carenza di bond sovrani ».
Altra obiezione respinta dal presidente: quella che la politica monetaria freni le riforme strutturali. «È vero il contrario, anzi le nostre scelte accompagnano le riforme, sono un dividendo. Questa ripresa è legata all’attuazione delle riforme». Fra queste, «cruciali quelle del mercato del lavoro ».
Infine ma non ultimo, il caso Grecia. Tagli del debito o uscita di Atene dall’euro sono scenari ben presenti, ma per ora «non voglio pensare a questa possibilità, non voglio neppure discuterne. La prosecuzione del programma di liquidità è tutta nelle mani del governo greco, la Bce continuerà a fornire liquidità alle banche elleniche solventi in grado di fornire collaterali di qualità adeguata». Applauso finale per l’aplomb davanti alla contestatrice a sorpresa, e Draghi ha ringraziato: «Mi conforta molto».
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